Emozioni sul posto di lavoro: 3 situazioni in cui è meglio fermarsi prima di ripartire

Marco sta guidando la macchina per andare ad un appuntamento con un cliente importante, è concentrato su quanto gli vorrebbe dire: vuole essere il più persuasivo possibile! Fa un rapido riepilogo dei punti salienti e …. frena bruscamente! Un pedone ha attraversato all’improvviso la strada! Marco si ferma a soli 10 centimetri dalla persona. I livelli di cortisolo e adrenalina (gli ormoni che provocano un aumento immediato delle prestazioni fisiche) sono saliti vertiginosamente: e per fortuna, perché hanno permesso al nostro protagonista di fermarsi!

Nessuno si è fatto male e ognuno prosegue per la sua strada. Marco è in ritardo, cerca di liberare la mente dallo spavento e si immerge a capofitto di nuovo nel traffico, finchè arriva nel parcheggio del Cliente e lo raggiunge nello showroom. Il cuore di Marco batte ancora forte e si sente ancora un po’ scosso (adrenalina e cortisolo continuano ad essere in circolo nel suo corpo e rendono il suo sistema “attivato” anche se il pericolo reale è scomparso più di un’ora fa). Bisogna, però, che Marco si concentri: da questo appuntamento dipende la chiusura del contratto!

Durante il meeting (mentre adrenalina e cortisolo proseguono la loro attività all’interno del sistema corporeo), Marco parla con il cliente dicendo proprio quello che aveva in mente, ma si rende conto che qualcosa nella loro comunicazione non funziona. Il cliente gli sembra distante, non percepisce la stessa lunghezza d’onda dell’ultimo incontro: “Sarà mica che ha cambiato idea? Che si sta incontrando anche con un concorrente?

Che cosa sta succedendo? Succede che gli ormoni rilasciati dal sistema neurofisiologico di Marco per farlo reagire al potenziale incidente, sono ancora in circolo e continuano ad agire sul suo stato emotivo. In particolare l’adrenalina gli fa battere il cuore più velocemente e questa reazione fisica può essere interpretata dalla nostra mente come paura o rabbia. Marco, perciò, potrebbe attribuire al comportamento del cliente (e non alle conseguenze dell’evento precedente) il suo stato di allerta, reagendo magari in maniera difensiva, compromettendo quella che può essere la sua comunicazione con l’interlocutore e, da ultimo, il grado di fiducia reciproca.

Come è possibile interrompere la scia di una emozione forte?

Dopo un’emozione intensa, prima di proseguire con altre attività, è meglio adoperarsi per far tornare in fisiologia il sistema, cioè far tornare i livelli di attivazione dei vari centri cerebrali, dei neurotrasmettitori e degli ormoni nella norma. Perché? Perché questo ci consente di non accumulare stress che provoca iperreattività, irritabilità, dolori muscolari e prestazioni più scadenti.

Come possiamo smaltire le neurotossine (come nell’esempio adrenalina e cortisolo) generate da emozioni come rabbia e paura?

Usando il nostro corpo!

Possiamo per esempio:

  • camminare o nuotare
  • stenderci e raggiungere la rilassatezza corporea dell’abbandono muscolare (avete presente un bimbo di 6 mesi che dorme profondamente?)
  • guardare un panorama (profondità del campo visivo), utilizzare la luce naturale
  • farci fare un massaggio o automassaggiarci

Quanto tempo ci serve per recuperare uno stato di equilibrio?

Ecco qualche esempio:
  • Post emozione intensa e istantanea (il potenziale incidente di Marco) sono necessari almeno 15 minuti di una delle attività descritte sopra (immediatamente dopo l’evento; più tempo passa dall’evento emotivo, di più tempo avrò bisogno in seguito per riportare in fisiologia il sistema)
  • Post emozione prolungata: è lunedì mattina e ho appena finito di litigare in modo acceso con il direttore marketing per la definizione del budget annuale: 1 minuto di rilassamento per ogni minuto di litigio (se il conflitto è stato molto intenso anche 3 minuti per ogni minuto di litigio).
  • Stress da performance: ho appena terminato il mio speech durante la convention annuale della mia azienda: ogni 3 minuti di speech, 1 minuto di “recupero emotivo” (quindi se ho parlato 30 minuti, mi sono sufficienti 10’ per ritornare in fisiologia).

Solitamente, quando parlo di questo ai miei clienti, alla fine della spiegazione la reazione è “Si vabbè, tutto bello! E chi ce l’ha il tempo per sospendere l’attività lavorativa e fare queste cose?”

Nessuno, forse! Il tema è, però, che se non ci prendiamo lo spazio temporale per ritornare in equilibrio, comunque i nostri pensieri, le nostre emozioni, il nostro corpo continueranno a riportarci all’evento emotivo, riducendo di conseguenza il nostro livello di concentrazione e di fatto le nostre prestazioni.

A volte, prendersi qualche piccolo tempo per sè, è il modo migliore per mantenere performance elevate.

Dott.ssa Marta Trevisan

Fonte “Evoluzione Adattamento Fisiologia, recuperare le nostre abilità di base e sviluppare nuove potenzialità”, Sinibaldi e Achilli

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