Imparare dal futuro con il coaching

Forse potreste pensare che voglia parlare del famoso film “Ritorno al futuro”, che, sicuramente, chi fa parte della “generazione x” ricorda bene e con affetto. Ma non è proprio questo il mio intento, anche se, a guardarci bene, delle connessioni ci sono.

Durante i processi di coaching mi capita sempre, tutte le volte, che, ad un certo punto, il coachee non riesce a vedere quale piano d’azione, quali passi, quali nuovi comportamenti agire per raggiungere l’obiettivo che ormai ha focalizzato chiaramente, in termini positivi e sfidanti. Succede in ogni processo, che sia individuale o di gruppo. [highlight]Ormai lo so che arriverà quel momento in cui il cliente riesce a vedere problemi per ogni soluzione che immagina, e più si sforza di trovare delle strade alternative, più cade nello sconforto perché si affaccia il pensiero “no, l’obiettivo che mi sono dato non è raggiungibile…e comunque non dipende da me, non ho il potere per farlo”.[/highlight]

E’ naturale e legittimo provare scoramento lungo il percorso per raggiungere un risultato ambito e difficile per noi (d’altronde, se fosse facile, non ci saremmo rivolti ad un Coach, l’avremmo raggiunto e basta!).

Provate ad immaginare: siete un appassionato di alpinismo, vi accingete per la prima volta a percorrere un sentiero che vi porterà alla vetta più alta che avete mai raggiunto finora;[highlight] come credete possiate sentirvi nel guardare la cima della montagna da lì, dal basso? [/highlight]Alcuni di voi potrebbero sentirsi carichi ed energici, altri invece un po’ intimoriti dal lungo percorso, dal dubbio di potercela fare, dagli imprevisti che si potrebbero incontrare sul sentiero. [highlight] Cosa cambia, invece, se quello stesso alpinista prova a percorrere con la mente il sentiero immaginando di aver raggiunto la vetta e di essere là seduto a vedere il panorama? [/highlight]

E così era successo anche con Luca, responsabile marketing di un’azienda metalmeccanica. Voleva essere più creativo, fare qualcosa di innovativo nella comunicazione della sua azienda, e aveva anche individuato cosa. Alle mie domande sulle azioni che avrebbe messo in essere per raggiungere il suo risultato, rispondeva con timore, pensava alle difficoltà, al poco tempo, alle critiche che avrebbe potuto ricevere dai capi.

[content_band bg_color=”#3b6e8f” border=”all”] [container style=”color:#fff;padding-top:40px”]”Ok” mi sono detta “è ora che Luca provi andare nel futuro e che da lì apprenda ciò che gli serve oggi per mettersi in moto”. Ho perciò chiesto al Coachee se aveva voglia di fare un esercizio di immaginazione e Luca mi ha dato il suo consenso.[/container] [/content_band]

 

L’ho fatto sedere su un’altra sedia, che ho chiamato la sedia del futuro, gli ho detto “Luca, siamo a fine novembre e hai raggiunto il tuo obiettivo”. Dopo avergli lasciato qualche minuto per “sentirsi nel futuro” gli ho chiesto di esplorare le sue emozioni di quel momento, dove si trovasse, con chi è che cosa stesse facendo. La seconda domanda potente è stata: quali pensieri hai abbandonato per poter essere qui ora, e quali invece ti hanno consentito di raggiungere il tuo obiettivo? Poi siamo passati al sentiero percorso: quali azioni hai messo in atto? Qual è  stata la prima? Quale la seconda? In ultimo gli ho chiesto: c’è altro che vedi da lì?

Quando Luca si è nuovamente seduto sulla sedia del presente gli ho chiesto che cosa avesse imparato dal suo viaggio nel futuro e lui, dopo qualche secondo, ha risposto: ho imparato a non temere l’errore e che posso chiedere aiuto e delegare se non ho tempo. Dopo questa dichiarazione il Coachee ha pianifcato l’action plan che non riusciva a vedere prima e si é impegnato nel mettere in atto le azioni pensate entro la sessione successiva.

Dopo 3 settimane ci siamo rivisti e Luca aveva raggiunto il suo obiettivo: era felice, incredulo e aveva imparato che, a volte, sono le nostre credenze a bloccarci, più che condizioni oggettive ed esterne.

Marta Trevisan

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