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Conoscere il Coaching in Azienda: webinar gratuiti

Tutti i mesi, a partire dal 10 febbraio, su Rinascita Digitale i coach professionisti dell’Emilia Romagna riconosciuti da ICF Italia condurranno 2 webinar LIVE:
– uno con contenuto rivolto al mondo delle #aziende, del business e della managerialità;
– l’altro con un focus sullo sviluppo personale e #life

Anche Logosme partecipa all’Onda del Coaching con 2 webinar.

A luglio Donata Bruzzi ed Marta Trevisan faciliteranno il workshop dal titolo “Mantenere l’ottimismo nei momenti difficili”.
Il webinar di dicembre, invece, sarà rivolto allo sviluppo delle competenze per i manager che si trovano a gestire persone in momenti ansiogeni e di incertezza.

Per iscriversi, basta andare a questo link https://lnkd.in/dShEZEd

EQ Café interattivo gratuito: come rimanere umanamente connessi

COSA POSSIAMO FARE PER SOSTENERE NOI STESSI E GLI ALTRI IN QUESTO MOMENTO COSÌ IMPEGNATIVO?

Anche prima della pandemia, le persone si sentivano stressate e disconnesse e, purtroppo, oggi le sensazioni si sono intensificate.

Uno studio Cigna del 2020 ha rilevato che più del 60% delle persone in America si sente sola. Un altro studio(agenzia europea Eurofound), condotto in aprile, ha evidenziato come la solitudine sia uno degli effetti della pandemia, anche per i giovani sotto i 35 anni.

Unisciti a questo “EQ Café” interattivo per esplorare insieme una risposta: utilizzare le nostre capacità di intelligenza emotiva per aumentare la compassione.

Gli EQ Café sono laboratori per persone che vogliono saperne di più sull’intelligenza emotiva per connettersi e imparare insieme.
Normalmente questi laboratori si svolgono di persona, ma per rendere più facili gli incontri, abbiamo pensato di utilizzare la modalità virtuale. Sarà un’occasione per connetterci e continuare a praticare la nostra intelligenza emotiva.

EQ Café Compassione / Un laboratorio virtuale e interattivo per praticare insieme l'intelligenza emotiva in modo coinvolgente

ARGOMENTI DEL LABORATORIO

In questo Café scopriremo:

  • Cosa significa “compassione”
  • Perché potremmo voler praticare attivamente la compassione
  • Come possiamo usare l’intelligenza emotiva per agire con più compassione

CHI

Chiunque sia interessato a conoscere e praticare l’Intelligenza Emotiva – un set di competenze misurabili e scientificamente validate di cui tutti noi abbiamo bisogno per crescere.

COSA

Laboratorio gratuito interattivo online

QUANDO

Mercoledì 11 novembre 2020 ore dalle 12.00 alle 14.00

Mercoledì 25 novembre 2020 ore dalle 17.30 alle 19.30

Mercoledì 16 dicembre 2020 ore dalle 10.00 alle 12.00

DOVE

On line su Zoom – Verrà inviata un’email ai partecipanti 48 ore prima dell’evento con il link per connettersi

COME

Evento gratuito – Prenotare un posto su Eventbrite entro 2 giorni prima la data dell’evento ai seguenti link:

EQ Café del 11/11/20 > https://bit.ly/3p6YQ6J

EQ Café del 25/11/20 > https://bit.ly/35ea2Xi

EQ Café del 16/12/20 > https://bit.ly/2IldgPL

Per ulteriori informazioni, contattare direttamente l’organizzatrice dell’evento:

Marta Trevisan – Logosme, Risorse Umane, Coaching e Psicoterapia martatrevisan@logosme.it

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    Sai cos’è il quoziente emozionale e come svilupparlo?

    Emotional Quotient Assessment

    CONOSCI IL TUO QUOZIENTE EMOZIONALE? SCOPRILO CON LOGOSME

    Il contesto che stiamo vivendo attualmente porta molti di noi a vedere il futuro con incertezza: il nostro futuro, quello delle persone che ci stanno vicino, quello delle organizzazioni e delle comunità a cui apparteniamo.

    In molti percepiscono ansia, stress, paura, tristezza e queste sensazioni li fanno sentire affaticati e bloccati, con un naturale impatto negativo sulla possibilità di esercitare l’ottimismo necessario per muoversi verso obiettivi desiderati, che siano aziendali o personali.

    Tuttavia, le emozioni che proviamo in questo momento possono offrirci molte informazioni su come affrontare questa difficile situazione e come uscire dalla nostra sensazione di blocco e di impotenza.

    Se impariamo a conoscere qual è il messaggio che ci stanno portando le emozioni, per quanto spiacevoli siano, sarà più semplice riuscire a regolarle ed essere più intenzionali nell’agire dei comportamenti che ci possono far procedere verso il futuro che desideriamo, nella vita personale, nelle aziende per le quali lavoriamo e nelle comunità in cui viviamo.

    Se provi curiosità nel comprendere in che modo emozioni e razionalità possono collaborare insieme, Logosme offre la possibilità di misurare gratuitamente il tuo quoziente emozionale, attraverso la compilazione di un test sull’intelligenza emotiva validato statisticamente e una sessione di restituzione dei risultati di un’ora con una coach certificata nell’Emotional Quotient Assessment.

    Per ricevere il link al test e fissare l’appuntamento per la sessione one to one, lascia i tuoi riferimenti per essere contattato dalla nostra coach certificata.

    La sessione si terrà online su piattaforma Zoom. L’offerta è valida sino al 31/12 e sino ad esaurimento posti disponibili.

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    Compila il modulo sottostante per ricevere il link al test e fissare l’appuntamento per la sessione one to one

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    E-mail: info@logosme.it
    WhatsApp: 3478511426

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      Il Feedback nel Remote Working

      Feedback smartworking homeworking remoteworking leadership intelligenza emotiva

      DALL’UFFICIO AL LAVORO A DISTANZA

      Ho iniziato a lavorare “a distanza”, o in “remote” (come va di moda dire ora) 6 anni fa.

      Fino ad allora il mio lavoro prevedeva la presenza fisica in uno stesso luogo, tutti i giorni, con degli orari chiari e non molto flessibili; la mia quotidianità era scandita da una serie di piccole abitudini alcune poco piacevoli, altre rassicuranti, gradevoli o divertenti: salutare la collega alla reception e scambiare due parole con lei; dirigermi verso la mia postazione e, mentre attendevo l’accensione del pc, prepararmi il caffè alla macchinetta dove incrociavo colleghi di un’area di business diversa dalla mia; stand up meeting (quando ancora non si chiamavano così) con chi collaborava con me sugli stessi progetti.

      Non era sempre semplice la convivenza, ma lo scambio di informazioni veloci era frequente e naturale: non c’era bisogno di fissare un appuntamento per un aggiustamento sulla relazione da tenere con un cliente o sulla presentazione da preparare per il workshop imminente. In alcuni momenti, al contrario, desideravo “una stanza tutta per me” perché la mia scrivania era in un openspace.

      Ben presto, con il mio cambio di modalità lavorativa, ho compreso che per raggiungere buoni risultati lavorando su progetti in collaborazione con persone distanti fisicamente, avevo bisogno di modificare il mio modo di comunicare: di fare richieste, di offrire la mia competenza e di dare feedback. Perché se prima, la “co-abitazione” degli stessi spazi lavorativi mi permetteva di essere anche non del tutto precisa nelle richieste iniziali in merito ad un output che desideravo ottenere – ero fiduciosa di poter aggiustare il tiro in modo semplice, fluido e veloce (senza dover pianificare sul “Calendar” un appuntamento con il collega), ora dovevo diventare più intenzionale nella mia comunicazione, perché non avevo più a disposizione la risorsa del “mi affaccio al suo ufficio e lo aggiorno sulle ultime novità”.

      Proseguendo nella mia esperienza da free-lance e raccogliendo i racconti dei clienti che già lavoravano da tempo con team distribuiti in diverse parti del territorio, ho capito che questa intenzionalità non andava applicata solo alle conversazioni legate agli aggiornamenti e alla pianificazione, ma anche sul delicato processo di feedback.

      IL FEEDBACK NELLE RELAZIONI INTERPERSONALI

      Il termine «feedback» deriva dal verbo inglese «to feed» (nutrire). Quindi il feedback è un qualcosa che ci torna indietro e che ci nutre; significa, cioè, che noi agiamo un comportamento o facciamo un’affermazione e, in conseguenza a ciò, riceviamo una risposta dall’ambiente e dalle persone in interazione con noi.

      Una risposta che ci alimenta, di informazioni preziose, sulla direzione da prendere.

      Secondo Tom Stafford, scienziato cognitivo dell’Università di Sheffield, il feedback è l’essenza dell’intelligenza: “Grazie al feedback possiamo diventare più di semplici programmi con semplici riflessi e sviluppare risposte all’ambiente più complesse “, perché “il feedback consente agli animali come noi di seguire uno scopo”. Il processo di feedback, inoltre, non ci permette solo di raggiungere i nostri obiettivi quando lavoriamo da soli, ma è fondamentale quando collaboriamo con altre persone (quindi, a conti fatti, nella maggior parte delle situazioni di vita).

      Nelle relazioni interpersonali, ci possono essere almeno due forme di feedback:

      Un tipo è relativo all’output (che può essere un documento, una parte di progetto, un’informazione) fornito o ricevuto dall’altro;

      Il secondo ha a che fare con il modo in cui abbiamo lavorato per fornire quello specifico output; è il feedback sull’atteggiamento che usiamo, sul mindset, sulle soft skill agite.

      La prima categoria di feedback può essere offerta o ricevuta solo alla fine di un processo, quando appunto il risultato richiesto viene consegnato; il tipo di informazioni che ci porta sono rilevanti perché ci dice se il nostro cliente (interno o esterno), il nostro capo o il nostro collega sono soddisfatti della qualità del prodotto che gli abbiamo fornito e ci permetterà, la prossima volta, di avere uno standard di riferimento da raggiungere.

      Però, questo tipo di indicazione, data solo alla fine del processo e solo sull’output consegnato, non ci offre la visione del “com’è stato lavorare con noi”; e poiché il modo in cui si si sta mentre si viaggia influisce notevolmente sul nostro grado di apprezzamento della meta finale, va da sé che diventa importante anche avere dei riscontri sul nostro atteggiamento, sul valore umano che portiamo alla relazione interpersonale e al progetto durante il lavoro insieme.

      L’INTENZIONALITÀ DELLA COMUNICAZIONE NEL TELELAVORO

      Ora, ritornando al tema dell’intenzionalità della comunicazione nel lavoro da remoto, proviamo ad immaginare quanto sia ancor più importante per favorire la motivazione personale, il senso di scopo e di appartenenza di una persona che lavora fisicamente da sola, ricevere feedback sul suo contributo al progetto. E qui non si tratta solo di avere uno sguardo sull’apporto tecnico e di contenuto, ma anche e molto sull’approccio che ha nel lavoro in team: è disponibile o introvabile? è una persona che cerca soluzioni o si blocca di fronte alle difficoltà? il suo umore aiuta il coinvolgimento di tutti? È puntuale nelle consegne? Partecipa anche ai momenti di “chichat”?

      Il fatto è che, per poter offrire questo tipo di “micro-informazioni” (ma molto preziose e potenti) ai miei colleghi o ai miei collaboratori che hanno una sede fisicamente molto distante da me non posso affidarmi solo alla casualità (perché non ci sarà l’occasione fortuita di incontrarli in corridoio per dare loro una pacca sulla spalla o per bersi la birretta dopo l’orario di ufficio). Devo essere intenzionale, che significa: voler farlo, trovare il tempo giusto per farlo e pianificare le attività necessarie per realizzarlo.

      Per non appesantire la giornata già piena di call, report, videochat e “lavoro vero e proprio” possiamo farci aiutare da un sistema di feedback mensili che premia il merito come ad esempio Merit Money (e magari poi legarlo ad un sistema di incentivi) oppure da una videocall mensile facilitata con il metodo del “Thanks Circle”, o ancora sistemi di feedback istantanei supportati da app specifiche (che, tuttavia, necessitano un processo di accettazione e inserimento un po’ più lungo e complesso rispetto ai due precedenti).

      In conclusione, quando le relazioni lavorative (e forse anche private!) sono a distanza, la comunicazione deve necessariamente diventare più intenzionale, più chiara e rivolta non solo al “fare” ma anche all’”essere”. Sia i membri di un team, sia i leader dovrebbero allenarsi ad utilizzare in questo nuovo modo la loro comunicazione, perché questo consentirà loro di non perdere la connessione umana a causa di un eccessivo (e comodo) affidamento sull’automatismo della connessione tecnologica.

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      RE/WORKING SMART di Logosme è il programma di sviluppo individuale per i nuovi smart-worker

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        Emozioni e Bias Cognitivi: sei davvero razionale quando decidi?

        EMOZIONI E BIAS COGNITIVI: SEI DAVVERO RAZIONALE QUANDO DECIDI?

        Logosme EQ Café Bias Cognitivi 2020

        “Se hai un cervello, sei soggetto a bias” – come ti senti leggendo questa frase?

        Che cosa accadrebbe se tutti noi imparassimo in che modo i nostri cervelli sono programmati per avere bias (cioè la tendenza a creare la propria realtà soggettiva che ci porta ad errori di valutazione o mancanza di oggettività nel giudizio) e come possiamo usare l’intelligenza emotiva per diventare consapevoli di quei modi automatici per svalutare involontariamente alcune persone o idee?

        Partecipa a questo “EQ Café” interattivo per praticare insieme l’intelligenza emotiva ed esplorare i bias cognitivi, e in che modo questi ci portano a decisioni sbagliate, a classificare le persone, e inconsciamente, ad alimentare il razzismo.

        Gli EQ Café sono laboratori per persone che vogliono saperne di più sull’intelligenza emotiva per connettersi e imparare insieme.

        Normalmente questi laboratori si svolgono di persona, ma per rendere più facili gli incontri, abbiamo pensato di utilizzare la modalità virtuale. Sarà un’occasione per connetterci e continuare a praticare la nostra intelligenza emotiva.

        ARGOMENTI DEL LABORATORIO

        In questo Café scopriremo:

        • Che cosa sono i bias cognitivi e le modalità più diffuse in cui i nostri cervelli sono programmati per distorcere il pensiero
        • In che modo queste forme sottili di distorsione della realtà emergono e possono portarci ad alimentare razzismo, sessismo, ecc.
        • Come possiamo utilizzare la nostra intelligenza emotiva per cambiare la nostra attitudine, rivalutare il nostro pensiero e diventare consapevoli dei bias cognitivi

        CHI

        Chiunque sia interessato a conoscere e praticare l’Intelligenza Emotiva – un set di competenze misurabili e scientificamente validate di cui tutti noi abbiamo bisogno per crescere.

        COSA

        Laboratorio gratuito interattivo online

        QUANDO

        Martedì 6 ottobre 2020 ore 17.00 – 19.00

        DOVE

        On line su Zoom – Verrà inviato il link 24 ore prima dell’evento

        COME

        Evento gratuito – Prenotare un posto su Eventbrite entro il 4 ottobre 2020 al link: https://bit.ly/3jvAZd7
        Per informazioni, contattare direttamente l’organizzatrice dell’evento: Marta Trevisan – Logosme, Risorse Umane, Coaching e Psicoterapia martatrevisan@logosme.it

        Logosme EQ Café Bias Cognitivi 2020

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          Remote-working leadership ed emozioni

          smartworking homeworking remoteworking leadership intelligenza emotiva

          SMART-WORKING: LA SITUAZIONE ATTUALE

          Con l’inizio del lockdown italiano causato dalla pandemia di Covid-19, i primi giorni di marzo 2020 molte donne e molti uomini manager si sono trovati catapultati nel compito, spesso del tutto nuovo per loro, di gestire i team da remoto.

          Quando si approccia al tema del remote working (o lavoro agile o smartworking – parole che abbiamo imparato a conoscere  in fretta in questi mesi – anche se ognuna porta con se sfumature diverse) i consigli più frequenti che vengono dati dalle aziende e dalle persone che hanno implementato questi sistemi è quello di procedere con piccole sperimentazioni, un po’ alla volta, e fare degli aggiustamenti fino ad arrivare ad una modalità di lavoro a distanza “cucita addosso” alla cultura e al business del lavoro stesso.

          La pandemia generata dal Covid-19 non ha dato spazio per questa sperimentazione ai leader delle aziende che non avevano iniziato la strada dello smartworking in tempi precedenti. Ognuno di loro ha affrontato la sfida che gli si è presentata facendo ricorso alle risorse personali che aveva (stress management, capacità di adattamento, stile comunicativo, organizzazione del tempo…) e alle risorse aziendali a disposizione, in particolare il team dell’IT e delle HR. In quel momento, molti di loro non si sono soffermati a sentire ciò che stava succedendo a loro come persone, quali emozioni stessero provando e quali pensieri li stessero guidando, perché era tutto molto veloce ed intenso.

          Nelle prime settimane di lockdown, che quasi tutti ricordano come drammatiche e sospese, le emozioni delle persone si sono manifestate con forte intensità e mescolavano la reazione collettiva al timore per la propria salute e quella dei cari con la reazione specifica di ogni manager rispetto al come riuscire a mantenere la produttività dei propri team, che si trovavano fisicamente distanti e, probabilmente, in una condizione emozionale difficile.

          Ora che sono passati alcuni mesi e il picco emotivo legato alla pandemia è sceso, può essere possibile per i manager portare un po’ di consapevolezza rispetto al loro rapporto con l’homeworking, in modo da poter fronteggiare quello che sarà, secondo diversi giornalisti, futurologi e leader, l’assetto lavorativo nei prossimi anni (a questo proposito, è interessante l’articolo di Cal Newport pubblicato sul numero di Internazionale del 2 luglio 2020 – È la fine dell’ufficio?).

          LEADERSHIP E CONSAPEVOLEZZA

          Avere un approccio emotivamente intelligente alle situazioni (e alla vita, in generale) consente di ottenere performance migliori, avere una vita relazionale più appagante e, in ultimo, godere di un maggiore benessere come abbiamo spiegato in due articoli dedicati all’intelligenza emotiva:  – A che cosa serve l’intelligenza e come svilupparla – e  – Intelligenza emotiva in azienda -. Dunque, poiché il lavoro da remoto, lo smartworking e il lavoro agile continueranno avere un grande impatto nella nostra vita quotidiana, aumentare l’autoconsapevolezza sulle emozioni che i leader aziendali provano nei confronti della gestione dei team a distanza è di certo una decisione strategica che consentirà alle aziende di trovare le soluzioni migliori e più calzanti per la creazione e la gestione di team “virtuali” efficaci e in benessere.

          COME POTENZIARE LE PRESTAZIONI DEL TEAM GRAZIE ALL’INTELLIGENZA EMOTIVA

          La domanda fondamentale che ogni manager che desidera rendere più produttivo il proprio lavoro da remoto e quello delle sue persone dovrebbe porsi è:

          “Quali sono le emozioni che provo al pensiero di gestire il mio team in smartworking?”

          La seconda domanda dovrebbe essere:

          “Quale messaggio mi stanno portando queste emozioni?”

          E ultimo quesito:

          “Come posso usare queste informazioni emozionali per raggiungere ciò che desidero per il mio team, cioè il suo benessere e la sua produttività?”

          Secondo dei risultati pubblicati dal sito remote.co una delle emozioni più frequenti dei manager che si approcciano a gestire un team a distanza è la paura, con tutte le sue sfumature – a seconda anche della predisposizione di ogni singola persona (trepidazione, apprensione, nervosismo, ansia, paura, panico, terrore …).

          Ogni emozione è portatrice, come suggerivo prima, di un messaggio, di un’informazione per chi la prova e per chi la osserva; le emozioni che appartengono al gruppo semantico dell’emozione primaria della paura porta con sè questo tipo di pensiero “qualcosa che è importante per me potrebbe essere minacciato”, “potrei perdere, rovinare un aspetto rilevante della mia vita”.

          Dunque, se noi proseguiamo nel chiedere a chi ha ruoli di leadership che cos’è che teme di perdere o che sente essere sotto minaccia (attraverso un processo che potremmo definire a spirale) arriviamo al nocciolo dell’informazione che sosterrà, poi, la costruzione di una risposta efficace nella gestione efficace di un team che lavora da remoto. Quando si arriva in fondo alle domande ad “imbuto”, la maggior parte dei manager risponde che teme di perdere il controllo di ciò che succederà, controllo che consente loro, ad oggi, di raggiungere gli obiettivi aziendali che gli vengono assegnati.

          Come abbiamo scritto nell’articolo dedicato alla fiducia e al controllo in ambito aziendale, al lato opposto del bisogno di controllo, troviamo il bisogno e la capacità di provare fiducia, costrutto psicologico sul quale hanno fondato la loro cultura le aziende che sono efficaci nel gestire i team a distanza.

          A questo proposito, è interessante citare la risposta del fondatore di HANNO (azienda di design di software nel settore benessere e salute che lavora da remoto da anni) che è stato in grado di ridurre l’intensità dell’emozione della paura in modo da trasformarla, probabilmente, prima in accettazione e successivamente in fiducia:

          “When we started out, especially when we had to grow and hire new people, my biggest fear was that they’d not work hard and would be looking to take advantage of us. That classic fear when you can’t see what people are doing. That they might not be doing anything at all! That couldn’t have been further from the truth, but. I think what was key to making that happen was telling myself to stop worrying about holding people accountable and pushing them to be more productive, and instead to focus on the flip side of that: motivating people, supporting them and trying to make sure they’re as happy as possible. With those factors taken care of, productivity has been an almost inevitable side-effect.”

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            L’intelligenza emotiva in azienda e in psicoterapia

            Come applicare l'intelligenza emotiva

            Intelligenza emotiva. Ma si applica anche?

            Sì.

            Va da sé che l’intelligenza emotiva, intesa come la capacità di sentire le proprie emozioni, nominarle correttamente, sintonizzandone l’intensità rispetto allo stimolo e usarle per interagire con gli altri e per fare scelte consapevoli e sagge, ha un ampio raggio di applicazioni in discipline diverse. Capire come usare il linguaggio trascurato delle emozioni ed integrarlo con la dimensione cognitiva migliora la vita di ognuno sia in ambito personale che lavorativo. Tuttavia, il concetto e il contenuto dell’intelligenza emotiva è così fondante che è stato applicato in diverse discipline e declinato in tecniche diverse soprattutto quando, le funzioni stesse legate all’intelligenza emotiva devono essere sviluppate per migliorare il benessere o l’efficacia della performance.

            Detta così potrebbe sembrare un po’ come il prezzemolo che “va un po’ su tutto”. Quello che ci preme evidenziare invece è come il concetto di intelligenza emotiva intesa come integrazione tra la parte emotiva e la parte razionale, trova diverse declinazioni e ed evidenze specifiche.

            Ad esempio, potrebbe sembrare una affermazione tanto lineare quanto banale dire che nel ragionamento strategico è importante integrare l’apporto cognitivo con quello emotivo.

            In verità, queste affermazioni nascono da una serie di evidenze scientifiche che hanno studiato l’attivazione dei diversi distretti cerebrali nell’esercizio di alcune funzioni cognitive superiori.

            In un articolo scientifico del 2012 Roderick Gilkey, Ricardo Caceda, Andrew Bates, Diana Robertson e Clint Kiltsdel, gli autori parlano di una ricerca in cui un campione di manager venne sottoposto a fMRI (risonanza magnetica funzionale per immagini) mentre era impegnato nel prendere decisioni strategiche; i risultati evidenziano come nella presa di decisione venga coinvolta non solo la corteccia prefrontale (sempre ingaggiata nei procesi cognitivi e razionali), ma anche parti del cervello che attengono di più alla sfera emotiva. Questo ci dice che, per raggiungere performance efficaci, è fondamentale staccarsi dall’idea che le intuizioni, le informazioni legate alla sfera emotiva e la sfera affettiva, non abbiano la stessa rilevanza delle informazioni provenienti dalla sfera cognitiva.

            L’integrazione, la contaminazione, la miscellanea di fattori cognitivi e di tinte emotive porta a performance migliori e a relazioni più efficaci.

            Facciamo un altro esempio non più nell’ambito aziendale ma nell’ambito psicologico.

            Marsha Linhean, è una psicoterapeuta che ha strutturato un approccio di intervento per un disturbo di personalità piuttosto conosciuto, ma poco chiaro nelle sue molte sfumature, a volte anche ai clinici.

            Il disturbo borderline di personalità ha, tra i suoi pilastri psicopatologici, la vulnerabilità emotiva e la disregolazione emotiva. Marsha Linehan ha come principio fondante del suo percorso di cura e guarigione quello di condividere con i suoi pazienti tutto quanto accade loro e tutto quello che riguarda la loro patologia. Ha quindi formulato una modalità semplice per veicolare concetti complessi in modo che fossero comprensibili e condivisibili. M.L propone ai propri pazienti di considerare la presenza di tre distinti stati mentali. La mente cognitiva, la mente emotiva e la mente saggia.

            La “mente cognitiva” consente una esperienza conoscitiva di tipo intellettuale, utilizzando esclusivamente il pensiero logico e razionale e i processi cognitivi assumono una connotazione fredda. Nello stato mentale di “mente emotiva” i pensieri e le valutazioni sono condizionati dallo stato emotivo del momento e i processi cognitivi assumono una connotazione calda. Lo stato mentale di “mente saggia” costituisce l’integrazione delle due menti ma anche il loro superamento perché grazie all’integrazione di questi due stati mentali si ha la possibilità di aggiungere una conoscenza di tipo intuitivo.  Ci sono moltissime tecniche per giungere all’obiettivo di integrare e usare la mente saggia (di fatto l’intelligenza emotiva) ma tutte si fondano su: creare consapevolezza di quello che ci accade internamente a livello emotivo, saperlo descrivere e usarlo per interagire con noi stessi e con il mondo per raggiungere una maggiore efficacia nelle relazioni e nelle scelte grazie all’aggiunta della capacità intuitiva.

            Dunque, quando parliamo di intelligenza emotiva siamo di fronte ad una funzione complessa che attiene all’essere umano, che trova diversi campi e ambiti di applicazione, primo tra tutti la nostra vita e le nostre relazioni di tutti i giorni. Prendersi cura del nostro mondo emotivo, imparare a comprenderlo e a usarlo insieme ai contenuti cognitivi per scelte più consapevoli e relazioni più efficaci è un allenamento che possiamo fare quotidianamente. Ad esempio chiedendosi: “ma la sensazione che provo nei confronti di questa situazione o persona che cosa mi sta dicendo? E come mi suggerisce di comportarmi?”

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              Essere psicologo dell’emergenza al tempo del COVID-19

              Essere psicologo dell’emergenza di Psicologi per i Popoli al tempo del COVID-19

              Sono una Psicologa e Psicoterapeuta. Questo è l’inizio di molti documenti formali che mi rappresentano: descrizione sul sito, sui social, sui volantini di seminari vari, sul cv.

              Ho riflettuto spesso sulla parola “sono”.  Sono o faccio la psicologa? In molti manuali di risorse umane e di psicologia, viene descritto quanto sia fondamentale distinguere tra “sono quel lavoro e faccio quel lavoro”. È una regola di igiene mentale, serve a non iper investire nel lavoro a scapito della vita privata (vedi il workaholic) e a distribuire in modo più equilibrato la provenienza delle soddisfazioni/frustrazioni, tra sfera personale e sfera lavorativa. Ma ognuno di noi ha i suoi nodi irrisolti. Questo è il mio. E in questo periodo lo è ancora di più perché sono una volontaria di un’associazione di psicologi che agisce in scenari di emergenza.

              Sapere cosa è la psicologia dell’emergenza ed essere formati ad operare come psicologi in emergenza porta ad agire in modo strutturato e questo è salvifico in questo momento, proprio per mantenere il confine dell’aiuto e per segnare la differenza tra sofferenza dell’altro e la propria. Perché in quarantena per il COVID-19 ci siamo anche noi psicologi. Ci sono anche io “Eliana”.

              Il docente di un webinar, parlando della professione di psicologo ha detto: “non si sceglie di fare una professione di cura se non siamo stati feriti, noi siamo dei guaritori feriti”.

              E in questo periodo le mie cicatrici interne mi ricordano che sono guarita e che posso aiutare.

              E ci siamo dati da fare.

              Come dice la nostra presidente: “Ognuno come può e per quello che si sente di dare. Ma ricordate che questa volta anche noi siamo coinvolti nell’emergenza, colpisce anche noi. Quindi, al primo segnale di difficoltà interna ditelo. Uno psicologo dell’emergenza non svolge bene la sua azione di volontariato se è troppo coinvolto e attivato a livello emotivo”.

              In questo momento molti colleghi psicologi hanno dato la loro disponibilità ad essere contattati gratuitamente per svolgere attività di supporto e sostegno, rispondendo al loro bisogno di poter essere di aiuto e supporto.

              Sapere come si agisce in emergenza ed essere parte di una rete strutturata di intervento però, ci rende efficaci in qualsiasi situazione possa presentarsi.

              La valutazione del triage psicologico associato alla conoscenza di cosa si può fare in squadra, di come si attiva la rete sociale del soccorso, fa la differenza tra dare un supporto momentaneo, se pur efficace e invece risolvere una situazione che potrebbe esporre la persona ad un rischio per la salute psichica e fisica.

              Nell’emergenza COVID-19, una grande mano per il supporto psicologico ci viene dalla tecnologia: le video call con persone che chiedono supporto, video informativi, gruppi spontanei di aiuto e vicinanza emotiva, scambio di materiale cartaceo, consigli, appuntamenti virtuali. Ci sono persone in questa emergenza che appartengono alla preistoria digitale e dunque sono escluse da questa importante fetta di supporto e aiuto. Il gap generazionale di cui tanto si parla, soprattutto nelle community dedicate al mondo del lavoro.

              Ci si basa su un protocollo che definisce le prime regole dell’ascolto in emergenza rispetto ad un primo triage psicologico. La persona che ha chiamato, con la quale si parla, necessita “solo” di un supporto psicologico in emergenza? O potrebbe essere esposta ad un pericolo psico-fisico in emergenza? Questo è una distinzione fondamentale che modifica le azioni quando la telefonata si sarà conclusa. Si valuta immediatamente dopo se attivare la rete di sostegno: il gruppo di supervisione e il coordinamento per valutare il coinvolgimento del medico di base, delle strutture di assistenza, del sindaco, delle forze dell’ordine.

              Nell’attuale del contatto telefonico, è fondamentale attivare l’ascolto attivo per fare un check rispetto al volume emotivo della persona  e grazie all’empatia (quella usata come tecnica, quella vera che usano come strumento gli psicologi) fare scendere l’attivazione psicologica.  Poi si stabilisce un contatto con la parte cognitiva della persona. si prosegue con il check sul fare: indagine sulle attività quotidiane e un po’ di psico educazione. E infine la stabilizzazione e il supporto”siamo qui per lei, non è solo, insieme ce la faremo” e le frasi a volte abusate nei social in questo contesto acquistano significato e diventano potenti.

              Quando si conclude il turno si sente il bisogno di ricentrarsi, e di nuovo il mio nodo aperto:  sono o faccio la Psicologa?  Forse anche questa volta non lo risolverò, ma so di cosa ho bisogno: stabilire in equipe come procedere e  subito dopo accudire il proprio bisogno di ricaricarsi. Ogni professionista del supporto psicologico ha il proprio. Nella mia rete di protezione c’è: il gioco con il mio bambino, il contatto con i miei cari e la mindfulness che è quella roba strana che in tempi di tranquillità mi era sembrata interessante, ma poco efficace per me e che ora mi sta dando energia e spinta. Anche noi psicologi dell’emergenza, come tutti, abbiamo bisogno dell’aiuto degli altri.

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                “Cerco un centro di gravità…”: l’equilibrio fra fiducia e controllo

                Coaching Logosme Fiducia e controllo
                Trapeze artists in Circus, litografia di Calvert Litho. Co., 1890 | © Calvert Litho. Co. / Wikimedia Commons

                COMPRENDERE LA FIDUCIA

                “Cerco un centro di gravità permanente” – Il ritornello di questa epica canzone di Battiato mi rimanda alla ricerca di un punto saldo, di certezze, di sicurezze per potermi fidare.
                Non mi è mai stato chiaro se si tratta di fiducia in sé o negli altri; ma è immediata, per me, l’attivazione di un pensiero di affidamento.

                Secondo Castelfranchi, uno dei più importanti ricercatori nell’ambito della psicologia cognitiva italiana e internazionale, la fiducia è un’emozione, una delle più importanti nel modulare e organizzare le relazioni sociali umane.

                Ha una natura molto sfaccettata: un primo aspetto è rappresentato dalla predisposizione nei confronti degli altri; un secondo elemento è dato dalla decisione di affidarsi all’altro; un terzo è la componente di incertezza e accettazione del rischio.
                Dare fiducia a qualcuno è un attestato di stima e, in quanto tale, c’è la possibilità che questa azione generi nell’altro una maggiore volontà di portare a termine quello che è lo scopo condiviso; addirittura potrebbe far nascere in lui la volontà di accrescere le proprie competenze pur di riuscirvi.

                Per Echeverria, il padre del coaching ontologico/trasformazionale, la fiducia è il fondamento su cui si basano tutte le relazioni nelle quali non è agita la forza coercitiva (che sia fisica o psicologica); la relazione lavorativa, perché sia prosperosa e duratura nel tempo, è una di queste. Secondo lo studioso, una relazione di fiducia non esiste soltanto nei rapporti di tipo simmetrico (nel quale i ruoli agiti esercitano la medesima quantità di potere); è presente e necessaria anche fra ruoli reciproci asimmetrici (nei quali l’autorità di un ruolo – quindi il maggior potere – viene riconosciuta dall’altro proprio grazie all’attribuzione di fiducia al primo). Questa fiducia, può essere comunque sempre revocata nel caso in cui, per esempio, i patti non vengano rispettati.

                La fiducia si basa su tre tipi diversi di giudizio: la sincerità (cioè, giudico l’altro o la situazione come autentica) la competenza (ritengo che l’altro abbia le capacità e l’autorevolezza necessaria per svolgere quel determinato lavoro o per emettere una determinata dichiarazione) e l’affidabilità (cioè il rispetto degli impegni presi).

                Seguendo la costruzione di Echeverria, quindi, posso avere fiducia nell’altro perché il mio giudizio su di lui è positivo su tutti e tre gli elementi; ma posso decidere di dare fiducia a una persona anche sulla base di un solo elemento. Ad esempio so che la mia amica è una persona sincera e affidabile, ma non posso fidarmi di lei per cantare al mio matrimonio perché, nonostante sia molto intonata e abbia una bella voce, fino ad oggi ha gorgheggiato solo sotto la doccia.
                Non solo psicologi e coach parlano di fiducia. La letteratura degli ultimi anni che si occupa di organizzazione, business e di leadership, affronta spesso la dicotomia controllo-fiducia.

                D’altronde, non è più pensabile per un manager tenere tutto sotto controllo.

                Di certo le tecnologie danno alle aziende e ai manager sempre più possibilità di avere dati, di analizzarli e quindi, in ultimo, di controllare … ma, dall’altro, la stessa evoluzione tecnologica consente, ad esempio, ai clienti di parlare liberamente di quel determinato prodotto sui social, di elogiare o dispregiare pubblicamente un marchio e, ai dipendenti, di lavorare in remoto, distanti dai propri pari e dai propri leader. Per un approfondimento su questo tema leggi larticolo “la leadership nell’era digitale“.
                Per i manager si pone, dunque, in modo sempre più deciso il tema del giusto equilibrio fra controllo e fiducia, necessari per una delega efficace, per una gestione delle persone orientata al lavoro per obiettivi e non esclusivamente all’adempimento di compiti.

                COME PUÒ UN LEADER LAVORARE SU QUESTO EQUILIBRIO?

                Dunque, diamo per scontato che le persone che lavorano in azienda con questo leader siano sincere e competenti da un punto di vista professionale, la componente di fiducia su cui il manager deve lavorare è perciò l’affidabilità; ovvero fondare una credenza funzionale che gli consenta di essere sicuro che gli altri porteranno avanti responsabilmente le azioni necessarie per raggiungere l’obiettivo concordato.

                La costruzione del giusto equilibrio fra fiducia e controllo in azienda avviene, quindi, seguendo due percorsi: uno di tipo organizzativo (la selezione e la formazione che consentono di avere a bordo persone competenti e autentiche) e l’altro di tipo individuale (il lavoro sulle proprie credenze relative alla fiducia e alla sfiducia negli altri che possono rivelarsi limitanti nell’agire il ruolo di leader).

                Ciò di cui le organizzazioni hanno bisogno è lavorare sullo sviluppo di leader che siano fiduciosi in sé nel perdere il controllo e sostenerli nel creare patti con collaboratori e stakeholder, in modo da costruire relazioni di fiducia.

                ____________________

                Parlo di fiducia e di patti con collaboratori e stakeholder anche in questo podcast.

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                  Logosme partecipa a Nobilita 2020 a Bologna con un workshop sull’intelligenza emotiva

                  NOBILITA FESTIVAL DELLA CULTURA DEL LAVORO 2020

                  Logosme partecipa a Nobilita Festival 2020 Bologna

                  Nobilita Festival è il Festival della Cultura del Lavoro che si tiene a Bologna ormai da 3 anni. Nasce da Fior Di Risorse, una community nata online più di 10 anni fa che ha avuto il coraggio e la capacità di trasformare fin da subito le connessioni virtuali in relazioni reali ed è promosso da SenzaFiltro, la testata giornalistica che si occupa di cultura del lavoro.

                  Nel 2019 noi di Logosme avevamo deciso di supportare Nobilita Festival perché ne condividiamo i valori e ci riconosciamo nella qualità dei contenuti diffusi.

                  Quest’anno ci siamo sentite di contribuire in un modo ancor più fattivo, portando il nostro punto di vista sul mondo del lavoro: quello del linguaggio trascurato delle emozioni perchè le aziende sono fatte di persone e le persone non sono solo razionalità, dati, numeri, budget, obiettivi, slide, chart, per questo parleremo di Intelligenza Emotiva come pilastro delle decisioni strategiche.

                  Il nostro intervento era previsto per 18 marzo in una delle sale di FICO a Bologna, ma, naturalmente, a causa della pandemia in corso, l’intero Festival è stato spostare in date in cui si presumeva si potesse ritornare a incontrarsi fisicamente (11, 12 e 13 maggio 2020)

                  Purtroppo, l’evoluzione del Covid-19 non ci consente ancora di vederci di persona, ma Fior di Risorse ha saputo trovare una soluzione per non dover rinunciare a portare la propria voce su un tema tanto rilevante come quello del lavoro.

                  Dunque, il 13 maggio dalle 14,00 alle 15,30 Marta Trevisan potrà condurre il workshop online durante il quale sarà possibile imparare come usare le informazioni che ci danno le emozioni per prendere decisioni strategiche.

                  L’evento potrà essere seguito dalla pagina Facebook di Fior di Risorse, di Logosme e su YouTube; la registrazione, inoltre, rimarrà disponibile per chi vorrà rivedere i contenuti o per chi non aveva avuto la possibilità di vedere la diretta.

                  Per registrarsi https://www.eventbrite.it/e/biglietti-nobilita-b2b-93888548175

                  WORKSHOP GRATUITO

                  Intelligenza emotiva: il pilastro delle decisioni strategiche.

                  Gli approcci che mettono il focus solo sui processi cognitivi e analitici non tengono conto delle preziose informazioni che sono veicolate dalle emozioni. Questo è un bias che ha limitato la teoria, la pratica e la formazione sui processi decisionali, relegando un sistema così complesso al solo ambito del raziocinio. I risultati delle ricerche scientifiche degli ultimi anni dimostrano, invece, che solo i manager che sanno integrare l’intelligenza con il linguaggio trascurato delle emozioni, sono in grado di trasformare una scelta efficace in una scelta davvero strategica.

                  QUANDO

                  Mercoledì 13 maggio 2020 ore 14.00 – 15.30

                  DOVE

                  pagina Facebook Fior di Risorse e Logosme

                  Canale YouTube di Fior di Risorse

                  INFORMAZIONI

                  Prenotazioni entro il 12 maggio 2020 registrandosi su Eventbrite al link: https://www.eventbrite.it/e/biglietti-nobilita-b2b-93888548175
                  oppure scrivere a info@logosme.it

                  Logosme a Nobilita 2020 Bologna

                  INTELLIGENZA EMOTIVA: IL PILASTRO DELLE DECISIONI STRATEGICHE

                  Logosme partecipa a Nobilita Festival 2020 Bologna

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                    Che cos’è l’intelligenza emotiva, a cosa serve e come svilupparla

                    CHE COSA SIGNIFICA INTELLIGENZA EMOTIVA E A CHE COSA SERVE

                    Che cos'è l’intelligenza emotiva, a cosa serve e come svilupparlaNon è facile rispondere alle domande semplici e “che cos’è l’intelligenza emotiva” fa parte di queste.

                    Anche l’approccio disciplinare può modificare la visione dell’intelligenza emotiva soprattutto in termini di applicazione. L’approccio di Logosme fonde la lettura psicologica dei fenomeni psichici individuali e interpersonali con il coaching nella sua specifica accezione di “allenamento” che genera trasformazione comportamentale.

                    Proviamo allora a partire da un esempio. Chi ha paura ad esempio dei ragni, si sarà trovato ad avere a che fare con persone in grado di sintonizzarsi sulla paura, al di là del ragno e ad essere aiutate a passare il “guado” del momento di timore. Altre volte si saranno trovati a contatto con persone che hanno ridicolizzato il ragno, di fatto svalutando allo stesso tempo la paura provata. Queste persone non hanno sentito o compreso il vissuto di paura legato al ragno, ma solo il ragno.

                    A qualcun altro sarà capitato (almeno che voi non siate la persona dell’esempio), di trovarsi a discorrere con una persona e sentire un senso di distanza e di freddezza. Vi sarà capitato di sentire che questa persona vi capiva a livello cognitivo ma non comprendeva, ad esempio, il vostro stato d’animo del momento.

                    In base ai due esempi possiamo trarre una definizione:

                    l’intelligenza emotiva è la capacità di sentire le proprie emozioni, nominarle correttamente nel loro significato (ogni emozione infatti veicola uno scopo e un’azione), regolarle sintonizzandone l’intensità rispetto allo stimolo e usarle per interagire con gli altri.

                    Questa definizione, come prima, nella sua immediatezza, descrive funzioni molto complesse soprattutto quando si sale nella scala evolutiva.

                    Riconsideriamo ancora questa fenomenale abilità: capacità di sentire le proprie emozioni, nominarle correttamente e regolarle in base allo stimolo per muoverci verso (motiv-azione) comportamenti personali e interpersonali efficaci.

                    Può capitare, ad esempio, che il nostro amato animale domestico, terrorizzato da un rumore forte ed improvviso come il fischio della pentola a pressione, ci graffi o ci morda mentre noi tentiamo di tranquillizzarlo, reagendo con terrore ad uno stimolo fastidioso ma non minaccioso e agendo l’aggressività o la fuga e non la ricerca di protezione e vicinanza.

                    Ma non è altrettanto semplice comprendere le emozioni ed agire con intelligenza (emotiva) quando si sale con la scala evolutiva.

                    La delusione, ad esempio, è un’emozione complessa tipicamente umana. È una miscellanea molto complessa dove gli ingredienti principali sono rabbia, tristezza e disgusto.  Ed ognuno di noi esperisce la delusione in modo diverso a seconda del significato che le dà, della situazione e della persona che l’ha suscitata. Va da sé che comprendere quale “tinta” ha la nostra delusione ci fa comprendere lo scopo reale che abbiamo nell’interazione e perché mettiamo in atto quel tipo di azione.

                    Riuscire a leggere internamente il “linguaggio trascurato” delle emozioni, in un tempo così caotico, rapido e social, dove i sentimenti diventano subito materiale da post, non è cosa semplice.

                    A complicare le cose ci si mettono anche le disposizioni, o predisposizioni di base. Ebbene sì, c’è chi è più portato e chi meno.  Leggere correttamente le nostre emozioni di solito ci aiuta a comprendere correttamente anche quelle degli altri. E di queste informazioni, che ce ne facciamo? Chi è intelligente emotivamente agisce o ha imparato ad agire seguendo i segnali di quella emozione. Può sembrare una frase naives, ma non lo è.

                    Sentire che una persona ci ha deluso e sapere che per noi la delusione si avvicina, ad esempio, più alla rabbia che alla tristezza o al disgusto, significa sapere come si muove la nostra rabbia e scegliere ad esempio di prendersi del tempo per “ventilarla”. Questo aiuta a non mettere in atto comportamenti indiretti mossi dalla rabbia della delusione come aggredire il partner perché non ci ha passato il sale quando glielo abbiamo chiesto o trattare freddamente il collega perché, tornando dalla fotocopiatrice, non ci ha portato anche le nostre copie, creando misunderstanding e spirali relazionali tossiche e non funzionali.

                    L’intelligenza emotiva è come una bussola d’oro che ci orienta internamente verso il nucleo del nostro sentire, ce lo spiega, e in base a questo ci indica la direzione da seguire, anche quando il nostro cammino, o il successo del nostro cammino, è determinato dalla relazione con l’altro. Allora la nostra bussola d’oro, leggerà le nostre informazioni interne per codificare e orientarci verso una modalità relazionale efficace, partendo dal sentire il vissuto emotivo e motivazionale dell’altro.

                    E per chi non è portato all’intelligenza emotiva? Niente paura, come ogni funzione umana superiore può essere allenata. Certo, non vincerete i campionati mondiali di Intelligenza emotiva, ma migliorerete il vostro benessere psicologico interno e le vostre interazioni sia personali e professionali. Nei prossimi articoli parleremo dell’applicazione in vari campi, sia personali che professionali dell’intelligenza emotiva e di come può essere inserita all’interno di una cultura aziendale che mette la persona al centro.

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                      Coronavirus: come contenere il panico e non soccombere all’ansia e all’infodemia

                      STIAMO CALMI E NON FACCIAMOCI GABBARE DALL’ANSIA E DALL’INFODEMIA

                      Coronavirus: come contenere il panico e non soccombere all'ansia e all'infodemia - Psicologo bologna

                      Frasi quali “stiamo calmi” solitamente servono a poco, se non ad aumentare la preoccupazione. Perché, se devo star calmo è perché c’è qualcosa di cui agitarsi!

                      Come psicologa e psicoterapeuta non so niente di diverso sul CoronaVirus (o COVID-19) di quello che sento e leggo. Quello che sento e leggo, però, mi sembra molto simile all’attivazione di uno stato d’ansia generalizzato collettivo. Messaggi contraddittori che invitano alla calma e alla preoccupazione, che dicono di non fare niente dal solito, ma nel frattempo i supermercati sono chiusi, dicono che non muore nessuno, intanto però ci sono dei morti. Quello che la Treccani descrive come Infodemia ossia la “Circolazione di una quantità eccessiva di informazioni, talvolta non vagliate con accuratezza, che rendono difficile orientarsi su un determinato argomento per la difficoltà di individuare fonti affidabili”.

                      Quindi, se non posso (e non devo perché non ne ho i titoli) dire niente in merito al virus, posso invece condividere quello che è il meccanismo di risposta ansioso ad uno stimolo e condividere qualche buona pratica per ridurre questa attivazione.

                      LA RISPOSTA ANSIOSA AD UN EVENTO PREOCCUPANTE

                      Riceviamo tutti continuamente notizie sul virus e abbiamo tutti, chi più chi meno, attivato un monitoraggio sull’argomento.

                      I social però veicolano contenuti massivi relativi al virus su chi attivamente cerca queste informazioni, aumentando la percezione della pericolosità e della vicinanza della minaccia e rispondendo al bisogno di iper-monitorare il pericolo sentendosi ancora più vulnerabili.

                      Questo è un meccanismo ansioso infatti la risposta ansiosa ad uno stimolo è l’attivazione di un sistema cognitivo di credenze e di risposte fisiologiche caratterizzato dalla percezione della realtà come minacciosa e di sé come incapaci di fronteggiare gli eventi, attivando un pensiero ricorrente sul pericolo e comportamenti compensatori per ridurre l’ansia.

                      Di fatto il meccanismo di visibilità dei social impatta maggiormente sulle persone che più di altre sono vulnerabili proprio alla paura e all’ansia. I social hanno veicolano messaggi sottostanti quali “hai fatto bene a preoccuparti, perché in effetti il pericolo c’è”.

                      Nei social viene dato risalto proprio a comportamenti compensatori quali fare scorte di cibo e medicinali rinforzando il pensiero sottostante “avevi ragione a preoccuparti e a correre ai ripari”.

                      Infine questo meccanismo di comunicazione non fa altro che dare risalto a notizie di allarme riducendo la visibilità di notizie che invece invitano a pensieri e comportamenti moderati, rinforzando e perpetuando, di fatto, la percezione di minaccia e vulnerabilità.

                      COME NON ARRENDERSI ALL’ANSIA E ALL’INFODEMIA

                      1. Riconoscere che non siamo calmi per niente. Ovvero riconoscere che la realtà delle notizie e della situazione attiva in noi una serie di pensieri ed emozioni negativi;
                      2. riconoscere che siamo in una situazione di incertezza ma che questo non è una conferma agli scenari catastrofici che abbiamo pensato o che ci “hanno suggerito”;
                      3. riconoscere che abbiamo attivato un ipercontrollo della minaccia e che siamo soverchiati da informazioni ridondanti, quindi selezionare le fonti autorevoli e attendibili;
                      4. dirci che pre-occuparci non serve, serve invece occuparci, attenendosi alle norme comportamentali indicate dalle fonti istituzionali;
                      5. riconoscere che abbiamo la capacità di difenderci e non siamo soverchiati e vittime attivando i comportamenti indicati dalle fonti istituzionali e difendendoci attivamente da tutte quelle fonti di informazioni che fanno sciacallaggio mediatico.

                      Attenersi sempre alle indicazioni delle fonti istituzionali:

                      http://www.salute.gov.it/nuovocoronavirus
                      https://www.epicentro.iss.it/coronavirus/

                      Psicologi per i Popoli ER, di concerto con l’Ordine degli Psicologi dell’Emilia-Romagna, mette a disposizione la possibilità di avere un consulto telefonico con uno psicologo delle emergenze dalle ore 9.00 alle ore 20.00 chiamando il numero: 328 7610191

                      Photo Credits: freepik.com

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                        Crescita professionale: corsi, workshop e seminari 2020 a Bologna

                        DVP Academy presenta i nuovi corsi workshop e seminari del 2020 con i professionisti Logosme

                        DVP Vacuum Technology è un’azienda metalmeccanica bolognese da sempre impegnata nella formazione con DVP Academy: una divisione aziendale dedicata alla formazione tecnico-specialistica e alle competenze professionali trasversali.

                        QUAL È L’OBIETTIVO? MIGLIORARE E POTENZIARE IL TUO PERCORSO PROFESSIONALE E LE TUE RELAZIONI

                        Sarai guidato da docenti e professionisti altamente specializzati che ti accompagneranno in un percorso formativo che unirà la pratica alla teoria.

                        INFORMAZIONI E AGENDA DEI CORSI A PAGAMENTO E WORKSHOP GRATUITI

                        Corso: “Comunico dunque collaboro: La comunicazione per una membership efficace”

                        Prezzo: € 150,00 + IVA

                        Venerdì 6 marzo 2020
                        14.00 – 18.00
                        Presso DVP Vacuum Technology
                        via Rubizzano, 627
                        San Pietro in Casale (BO)

                        Contatti
                        academy@dvp.it
                        info@logosme.it
                        DVP: (+39) 051 18897147
                        Logosme: (+39) 327 5688672
                        Logosme: (+39) 347 8511426

                        Docente
                        Monia Di Tommaso, Consulente HR Logosme nei processi di Head Hunting, Assessment, Career Coaching e Formazione
                        Obiettivo
                        Acquisire tecniche per una comunicazione incisiva e persuasiva, orientata al risultato.
                        Contenuti del corso

                        • Come comunicare efficacemente ed in modalità assertiva.
                        • Il potere dell’ascolto e della sintonizzazione.
                        • Saper comunicare un feedback costruttivo è un regalo.

                        Destinatari
                        Manager, Responsabili Aziendali, Insegnanti e Studenti, Liberi Professionisti e tutti coloro che desiderano acquisire le tecniche di una comunicazione efficace.

                        Workshop: “EQ Cafè: Era Digitale – In un mondo dove le persone sono virtualmente sempre più connesse ed emozionalmente disconnesse – Possiamo cambiare l’algoritmo per l’interazione umana?”

                        Prezzo: GRATUITO

                        Mercoledì 8 aprile 2020
                        15.00 – 17.30
                        Presso DVP Vacuum Technology
                        via Rubizzano, 627
                        San Pietro in Casale (BO)

                        Contatti
                        academy@dvp.it
                        info@logosme.it
                        DVP: (+39) 051 18897147
                        Logosme: (+39) 327 5688672
                        Logosme: (+39) 347 8511426

                        Docente
                        Marta Trevisan, HR consultant e Psicologa del lavoro e delle organizzazioni Logosme
                        Obiettivo
                        L’EQ Café è un laboratorio per persone che vogliono saperne di più sull’intelligenza emotiva per connettersi e imparare insieme.
                        Contenuti del corso
                        Questo “EQ Café” è incentrato sul tema dell’intelligenza emotiva in un’epoca di crescente tecnologia. Esploreremo in che modo la tecnologia sta influenzando le nostre reazioni emotive e come possiamo usare la nostra intelligenza emotiva per costruire relazioni di qualità nonostante le pressioni dell’Era Digitale.
                        In questo Café scopriremo:

                        • Come ci distraiamo e come la nostra attenzione è catturata dalle piattaforme digitali.
                        • I nostri pattern di comunicazione e come la nostra comunicazione può indebolire e/o favorire la connessione autentica.
                        • Le ultime ricerche su come costruiamo relazioni sane tra le persone e la tecnologia.

                        Destinatari
                        Chiunque sia interessato a conoscere e praticare l’Intelligenza Emotiva, un set di competenze misurabili e scientificamente validate di cui tutti noi abbiamo bisogno per crescere.

                        CHI SIAMO

                        Eliana Pellegrini Psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale.
                        Marta Trevisan Psicologa del lavoro e coach con credenziali ACC di ICF.
                        Monia Di Tommaso Executive e Career Coach associata a ICF.

                        Logosme è un network professionale: ci occupiamo di psicologia, coaching
                        e risorse umane, a Bologna, Casalecchio di Reno

                        ADV ACADEMY - CORSI, WORKSHOP E SEMINARI

                        Scarica il volantino dei corsi DVP Academy

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                          Pratico ansia a livello agonistico: ma è ansia, stress o panico?

                          DI CHE COSA PARLIAMO QUANDO PARLIAMO DI ANSIA

                          Come affrontare ansia panico stress Psicologo Casalecchio di Reno Bologna

                          Le parole stress, ansia, attacco di panico sono ormai entrate nel nostro linguaggio comune.

                          Siamo così avvezzi ad usare queste parole che spesso le ritroviamo nel nostro quotidiano come significanti di un malessere universale e tipico dell’era moderna. Frasi di canzoni come

                          “Pratico ansia a livello agonistico, dico bene ma se mi chiedi come va…” di Shade ne sono un esempio chiaro e diretto.

                          Non si usa più dire sono agitato ma sono “in ansia”, sicuri che questa definizione rappresenti la trasposizione diagnostica del nostro malessere interno. E spesso è così. Purtroppo, ogni fenomeno clinico che entra nel linguaggio comune, perde il suo senso di urgenza e di richiesta di attenzione clinica. Basti pensare alla frase “sono depresso” equivalente ormai di tristezza, amarezza, frustrazione.

                          Alle volte si sente parlare della “mia ansia” come se fosse un cagnolino da compagnia, un cagnolino fastidioso, richiestivo, affibbiatoci da chissà chi senza che lo volessimo, ma sempre presente, sempre vicino, che non ci abbandona mai.

                          E diventa così presente e così di compagnia che facciamo fatica a ricordarci di come si stava. Chi soffre di  ansia si potrebbe trovare a pensare: “ e come starei senza? E gli salirebbe un po’ di ansia…

                          E allora il primo passo per entrare in un argomento così affascinante sotto gli occhi di tutti ( o meglio sulla bocca di tutti)  è chiedersi: di cosa parliamo quando parliamo di Ansia, stress e panico?

                          CHE COS’È L’ANSIA

                          L’ansia è uno stato psichico che prende origine dallo spettro emotivo legato alle emozioni di allarme. In questa accezione viene vista come la versione evoluta, tipicamente umana, della paura (angoscia, terrore, panico).  La realtà viene percepita come minacciosa e la persona si percepisce incapace (o poco capace) di fronteggiare gli eventi. Quando siamo in ansia la nostra testa si riempie di una catena di pensieri negativi, legati a potenziali eventi futuri minacciosi e catastrofici, verso i quali proviamo a trovare strategie di controllo, diventando rigidi e intolleranti nei confronti dell’incertezza e delle emozioni. Parallelamente si attiva il nostro coautore dell’ansia, ovvero il corpo. Aumenta infatti il tono adrenergico (siamo in allerta) con attivazioni tipiche quali ad esempio:  si chiude lo stomaco, aumenta il battito cardiaco, il respiro si fa corto. In poche parole, siamo in ansia! Ovvero nervosi, preoccupati, in allerta e con qualcosa di vicino al mal di pancia, il mal di testa, alla tensione muscolare, all’ipertensione. Viviamo in questo stato di malessere in modo a volte continuo e generalizzato.

                          Ecco questa è l’ansia. Ben diversa dall’agitazione, no?

                          COME AFFRONTARE L’ANSIA

                          Ci sono alcune piccole strategie di igiene psicologica quasi quotidiana che ci possono aiutare a riordinare e riequilibrare le priorità nella  vita:

                          Comprendere quale parte della vita è squilibrata rispetto alle altre (Affettiva? Familiare? Relazionale? Lavorativa?) e ci provoca ansia e porre delle modifiche. Il nostro benessere è importante;

                          Fare attività fisica e avere uno stile di vita sano riduce l’attivazione ansiosa grazie agli effetti diretti sul fisico e sul tono dell’umore e ha effetti indiretti sul senso di autostima  e cura di sé;

                          Fare cose piacevoli aumenta il tono dell’umore, distrae dai pensieri fissi (il rimuginio e la ruminazione ) e riattiva il nostro senso di autoefficacia. Se fatte anche insieme agli altri è ancora meglio.

                          E se questo non basta? Quando rivolgersi allo specialista di questi tipi di disturbi ovvero lo psicoterapeuta?

                          E se questo non basta a farvi stare meglio, fatevene una ragione: avete bisogno dell’aiuto specialistico di uno psicologo. I campanelli di allarme sono molteplici ma ognuno ha la sua personale percezione del limite oltre il quale non può farcela da solo. Chiedetevi: vivo bene? Mi sento in salute? Vorrei davvero sentirmi meno ansioso e preoccupato? Quanto vale il mio benessere? E cosa sono disposto a fare per raggiungerlo?

                          COSA FA LO PSICOTERAPEUTA

                          Lo psicoterapeuta aiuta le persone che vivono stati ansiosi ad individuare il meccanismo che sostiene l’ansia, li aiuta ad individuare i “trigger” dell’ansia e li aiuta a sostituire circoli viziosi di pensiero/reazioni fisiologiche con circoli virtuosi.

                          Non è possibile dare delle tempistiche di miglioramento, sicuramente però un professionista è in grado, dopo un certo numero iniziale di sedute, di illustrare un percorso e dare delle tempistiche per raggiungere i primi obiettivi concordati.

                          L’ansia a volte è solo sintomo di qualcosa di più complesso e profondo, la valutazione da parte di un professionista è fondamentale per comprendere quali vie intraprendere per raggiungere un maggior senso di benessere.

                          CERCHI UNO PSICOLOGO A CASALECCHIO DI RENO BOLOGNA? CONTATTACI

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                            Connessione: EQ Café interattivo gratuito di Intelligenza Emotiva

                            CONNESSIONE: LABORATORIO GRATUITO INTERATTIVO

                            Ti senti connesso ai tuoi sentimenti, agli altri, alla natura, al tuo scopo? Le ricerche indicano che il senso di connessione (unione) è in declino e questo sta limitando la nostra efficacia e il nostro benessere.

                            Allo stesso tempo, abbiamo problemi complessi che ci richiedono di essere più connessi. La parola connessione deriva dal latino “connectere”, cioè unire. Quando creiamo una connessione, allora ci si muove insieme e questo influenza reciprocamente gli uni gli altri in un modo molto potente (intenzionalmente o no).

                            Partecipa a questo EQ Café interattivo per praticare insieme l’intelligenza emotiva ed esplorare il tema della connessione e gli Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, mentre ci “connettiamo” con il progetto #MySDGheros.

                            Gli EQ Café sono laboratori divertenti per persone curiose che vogliono saperne di più sull’intelligenza emotiva per connettersi e imparare insieme.

                            In questo Café scopriremo:

                            – Che cosa significa “connessione” e in che modo è importante per ognuno di noi

                            – Come possiamo usare il senso di scopo per rafforzare la connessione, e la connessione per rafforzare il senso di scopo.

                            – Come le emozioni e l’intelligenza emotiva possono aiutarci al raggiungimento del senso di scopo.

                            Destinatari: chiunque sia interessato a conoscere e praticare l’Intelligenza Emotiva – un set di competenze misurabili e scientificamente validate di cui tutti noi abbiamo bisogno per crescere.

                            Laboratorio gratuito interattivo: “Connessione”
                            Relatrice: Marta Trevisan, HR Consultant e Psicologa del lavoro e delle organizzazioni Logosme
                            Ingresso libero

                            Sabato 1 febbraio 2020
                            09.30 – 13.00
                            Presso Logosme via Marconi 166/2
                            Casalecchio di Reno (Bologna)

                            Per iscriversi:
                            Link di iscrizione su EventBrite
                            Prenotare un posto su Eventbrite entro il 27 gennaio 2020
                            info@logosme.it
                            dott.ssa Marta Trevisan: (+39) 347 8511426

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                              Alla scoperta di se stessi e della propria identità: trovare l’equilibrio fra le diversi parti del sé

                              IL PERCORSO DI COSTRUZIONE DEL SÉ E LA RICERCA DI UN EQUILIBRIO IDENTITARIO

                              A tutti sarà capitato di sentire, almeno una volta nella vita, una contraddizione interna, una lotta intestina che taglia in due o in tre il senso di unità e identità e che porta a chiedersi: —  ma io chi sono? — 

                              L’acquisizione dell’identità e del senso di unità interno è un processo complesso che vede nell’adolescenza l’acme della sua criticità. Durante l’adolescenza abbiamo bisogno di distaccarci dalle figure genitoriali, dirci che siamo differenti, siamo qualcosa di diverso da loro, ma non sappiamo ancora bene cosa, e allora aderiamo in modo integrale a quello che riteniamo nostri “simili”. In adolescenza infatti è fondamentale sentirsi appartenenti: a un gruppo, a una moda, ad uno sport, insomma ad un tipus e ogni adolescente si impegna molto in questo. Cambia atteggiamento, abbigliamento, pensiero, modo di esprimersi. Un percorso a prove ed errori costellato di riconoscimenti e invalidazioni che, a volte, può essere davvero doloroso.
                              Crescendo, finalmente, troviamo una centratura, una nostra identità più equilibrata, meno estrema, capace di guardare ai gruppi di appartenenza con senso critico, cogliendone gli aspetti positivi e negativi e riuscendo ad integrarli o meno nella visione che abbiamo di noi.

                              SIAMO DAVVERO UN UNICO PEZZO UNITO E IDENTITARIO?

                              © Immagine: Flore Maquin www.flore-maquin.com

                              Cerchiamo con tanto impegno il senso di identità, integrità, unità. Ci diciamo: — io ho pensato, io ho fatto, io ho provato questo e quello —  e non ci spieghiamo come mai, a volte, il questo e il quello stanno agli antipodi, fregandosene del nostro proposito di sentirci integri e interi.

                              Il bisogno di coerenza ci porta a negare le diversità in noi, ci porta a non ascoltare le diverse parti di noi. Soprattutto quando ci sentiamo in benessere e in equilibrio. Ma per quanto tempo al giorno o alla settimana o anche al mese noi ci sentiamo in benessere e in equilibrio con noi stessi?

                              Perché quando questo non accade si manifestano parti di noi. Parti che si contrappongono, creandoci eterni e dilanianti dubbi tra il fare e non fare, dire e non dire e ci portano in un vortice di dubbi e paure che si trasformano in variopinte sfumature di ansia che vanno dall’ansia generalizzata al vero e proprio attacco di panico.

                              Poi ci sono parti di noi che sentono una tristezza, una solitudine così profonda che alle volte tutto il nostro essere è pervaso da un umore basso che assume le tinte della depressione.

                              E poi ci sono parti così arrabbiate, così reattive a causa delle troppe ingiustizie subite che diventano distruttive, portandoci ad avere eccessi di rabbia incontrollata, a volte, addirittura la sfoghiamo su di noi,  ad esempio abbuffandoci in modo incontrollato o facendo atti di autolesionismo.

                              Oppure alle volte ci sentiamo come se ci allontanassimo dalla situazione che stiamo vivendo o meglio, la situazione che stiamo vivendo si allontana da noi, perché una nostra parte ha paura, si sente minacciata e cerca di allontanarsi.

                              COGLIERE I MESSAGGI DELLE CRISI IDENTITARIE

                              Ogni “evento psichico” che accade in noi, ogni parte che si dissocia porta con sé un messaggio, chiede qualcosa, ha bisogno di essere ascoltata.  E spesso ascoltarla aiuta.

                              C’è differenza tra dirsi “una parte di me si sente molto triste” e dirsi “sono depresso”. Se è una parte che lo sente, ci sarà un’altra parte, più stabile forse, o semplicemente più felice che può andare in ascolto e comprendere cosa succede.

                              E se accettassimo che in noi albergano parti diverse? Solo allora molte cose di noi acquisiranno un senso e troveranno la loro collocazione nello stretto spazio che occupa la parola “IO“.

                              HAI VOGLIA DI APPROFONDIRE?

                              Lunedì 9 dicembre la dott.ssa Eliana Pellegrini Psicologa e Psicoterapeuta Logosme terrà un incontro pubblico a ingresso libero in cui si parlerà di “Esplorare le diverse parti del sé osservando cosa accade quando la lotta è interna a noi. Spunti da “Fight Club” di C. Palaniuk.” Sarà una buona occasione per approfondire l’argomento trattato.

                              Incontro pubblico a cura di Progetto Psicologia: “Esplorare le diverse parti del sé osservando cosa accade quando la lotta è interna a noi”
                              Relatrice: Eliana Pellegrini, HR Consultant Piscologa e Psicoterapeuta Logosme
                              Ingresso libero

                              Lunedì 9 dicembre 2019
                              dalle 19.00
                              Presso presso DANDY caffè letterario
                              via Della Grada, 4/e, Bologna

                              Contatti
                              associazioneprogettopsicologia@gmail.com
                              info@logosme.it
                              Progetto Psicologia: (+39) 333 2326703
                              Logosme: (+39) 327 5688672

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                                Crescita professionale: corsi, workshop e seminari 2019 a Bologna

                                Corsi Workshop e Seminari a cura di DVP Academy da ottobre a dicembre 2019 con i professionisti Logosme

                                DVP Vacuum Technology, azienda metalmeccanica protagonista nel settore delle Tecnologie del Vuoto, rivolge il suo sguardo alla formazione con DVP Academy: una divisione dedicata alla formazione tecnico-specialistica e alle competenze professionali trasversali.

                                QUAL È L’OBIETTIVO? MIGLIORARE IL TUO PERCORSO PROFESSIONALE E LE TUE RELAZIONI INTERPERSONALI

                                Step by step, sarai guidato da docenti con una grande esperienza nel settore della formazione e da professionisti altamente specializzati che ti seguiranno in un percorso in cui, oltre alla teoria, la pratica sarà il valore aggiunto.

                                INFORMAZIONI E AGENDA DEI CORSI

                                Corso: “Comunicazione efficace”
                                Docente: Monia Di Tommaso, HR Consultant Logosme
                                Prezzo: € 150,00 + IVA

                                Venerdì 11 ottobre 2019
                                14.00 – 18.00
                                Presso DVP Vacuum Technology
                                via Rubizzano, 627
                                San Pietro in Casale (BO)

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                                DVP: (+39) 051 18897147
                                Logosme: (+39) 327 5688672
                                Logosme: (+39) 347 8511426

                                Corso: “Intelligenza emotiva”
                                Docente: Marta Trevisan, HR Consultant e Psicologa del lavoro e delle organizzazioni Logosme
                                Prezzo: € 150,00 + IVA

                                Giovedì 14 novembre 2019
                                14.00 – 18.00
                                Presso DVP Vacuum Technology
                                via Rubizzano, 627
                                San Pietro in Casale (BO)

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                                Corso: “Pratico ansia a livello agonistico: ma è ansia, stress o panico?”
                                Docente: Eliana Pellegrini, HR Consultant, Psicologa e Psicoterapeuta Logosme
                                Prezzo: € 150,00 + IVA

                                Martedì 10 dicembre 2019
                                14.00 – 18.00
                                Presso DVP Vacuum Technology
                                via Rubizzano, 627
                                San Pietro in Casale (BO)

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                                INFORMAZIONI E AGENDA DEI WORKSHOP GRATUITI

                                Workshop: “Il feedback: opportunità o giudizio?”
                                Docente: Monia Di Tommaso, HR Consultant e Coach Logosme

                                Giovedì 3 ottobre 2019
                                15.00 – 17.00
                                Presso DVP Vacuum Technology
                                via Rubizzano, 627
                                San Pietro in Casale (BO)

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                                Workshop: “So dire di no? Assertività ed espressione del dissenso”
                                Docente: Eliana Pellegrini, HR Consultant, Psicologa e Psicoterapeuta Logosme

                                Martedì 5 novembre 2019
                                15.00 – 17.00
                                Presso DVP Vacuum Technology
                                via Rubizzano, 627
                                San Pietro in Casale (BO)

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                                Workshop: “Come lavoro in team? Sono un mover o un opposer”
                                Docente: Marta Trevisan, HR Consultant e Psicologa del lavoro e delle organizzazioni Logosme

                                Giovedì 5 dicembre 2019
                                15.00 – 17.00
                                Presso DVP Vacuum Technology
                                via Rubizzano, 627
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                                DESTINATARI DEI CORSI, SEMINARI E WORKSHOP

                                • Imprenditori
                                • Manager
                                • Ingegneri
                                • Project Manager
                                • Installatori
                                • Manutentori
                                • Capi reparto
                                • Liberi professionisti
                                • Studenti

                                E tutti coloro che considerano la formazione uno strumento indispensabile per arricchire il proprio percorso di crescita professionale.

                                CHI SIAMO

                                Eliana Pellegrini Psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale.
                                Marta Trevisan Psicologa del lavoro e coach con credenziali ACC di ICF.
                                Monia Di Tommaso Executive e Career Coach associata a ICF.

                                Logosme è un network professionale: ci occupiamo di psicologia, coaching
                                e risorse umane, a Bologna, Casalecchio di Reno

                                ADV ACADEMY - CORSI, WORKSHOP E SEMINARI

                                Scarica il volantino dei corsi DVP Academy

                                CONTATTACI

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                                  Primavera di informazione psicologica 2019

                                  Anche quest’anno riparte il Festival della psicologia, alla sua 5° edizione, che vede impegnati diversi professionisti psicologi-psicoterapeuti, nel diffondere i concetti di benessere psicologico. 25 Conferenze a Bologna e provincia e 15 a Modena.

                                   

                                  locandina 2019 primavera psicologica

                                  E anche quest’anno ci saremo anche noi di Logosme. Il 28 Maggio Eliana Pellegrini  terrà alla sala Virgola della Casa della Conoscenza di Casalecchio di Reno ” Pratico ansia a livello agonistico”. Ma è ansia, stress o panico?

                                  Tutto l’elenco degli eventi su: www.primaverainformazionepsicologica.it

                                   

                                  La gestione dell’errore in azienda. Facile come andare in bicicletta!

                                  La cultura organizzativa basata sulla gestione dell’errore, approccio così orientato alla persona, a volte non tiene conto proprio della persona e delle sue credenze profonde rispetto all’errore personale.

                                  La cultura organizzativa dell’error managment si fonda su un approccio diretto all’effettiva gestione dopo che l’errore è accaduto, grazie ad azioni dirette di rapido rilevamento  e gestione del danno. L’obiettivo è di minimizzare gli effetti negativi, quali ad esempio gli errori a cascata e massimizzare le possibilità di avere dei vantaggi dall’errore come ad esempio l’apprendimento, l’aumento delle successive performance e dell’innovazione.

                                  Ma quando si parla di persone in azienda e ancor di più quando queste assumono ruoli influenzanti, le credenze delle persone impattano sul potere di veicolare la cultura aziendale dal managment ai collaboratori.

                                  Un esempio: come può un leader veicolare l’apertura alla comunicazione dell’errore personale, quando per lui errore significa fallimento e non apprendimento che diventa apprendimento organizzativo?

                                  Questo esempio evidenzia come le credenze nucleari modulano il nostro agire e il nostro pensiero.

                                  Le credenze infatti sono i nostri libretti di istruzione che ci guidano verso degli scopi.

                                  Sono descritte da Beck, uno dei padri fondatori della psicologia cognitiva, come proposizioni assolute, durature e globali su sè stessi, gli altri e il mondo. Fungono da mappe interne che consentono di attribuire un senso al mondo. Si costruiscono in noi nell’infanzia e vengono generalizzate attraverso l’esperienza.

                                  Ma quando parliamo di persone al lavoro e di ruoli influenzanti, stiamo parlando  di credenze tanto della persona quanto dell’Organizzazione, perché dentro a termini quali “valori” e “cultura organizzativa”,  risiedono di fatto credenze esplicite o implicite.  Queste credenze personali e organizzative possono favorirci o meno nella possibilità di apprendere dall’errore.

                                  Perché apprendere dall’errore quando si potrebbe lavorare per eliminarlo?

                                  Perché la lotta di ognuno di noi e, dunque, delle Organizzazioni per eliminare l’errore è persa in partenza per 2 motivi.

                                  Il primo è di ordine genetico fisiologico: il modo di apprendere degli esseri umani è un metodo strutturato per prove ed errori. Lo sviluppo dell’individuo e del genere umano è intimamente collegato con il provare a fare qualcosa di nuovo, fare errori, riprovare e apprendere. E ogni nuova azione include goffi tentativi ed è molto incline all’errore.

                                  Un esempio. Si dice:

                                  Facile, come andare in biciletta!”

                                  Ma quante volte siete caduti prima di riuscire a trovare il baricentro giusto? E quante volte siete andati troppo veloci o troppo lenti e siamo caduti? E quante volte avete fatto una discesa o una salita troppo ripida cadendo? E quante volte invece siete riusciti? E infine quante volte, così sicuri delle vostre capacità vi siete distratti e siete caduti?

                                  Perché il secondo motivo che ci lega all’errore è proprio questo: la distrazione data spesso dall’esperienza. Una volta che abbiamo appreso dedicando l’attenzione massima all’azione che ci consente di raggiungere l’obiettivo, ci “riprendiamo” l’attenzione, che è una risorsa limitata e preziosa e: o la risparmiamo con il riposo oppure la dedichiamo ad altro, perché tanto lo sappiamo fare ed ecco. Lì sbagliamo. Si, la distrazione data dalla competenza e dall’esperienza crea errori, la distrazione data dalla stanchezza crea errori, la noia data dalla ripetizione crea errori.

                                  Da diversi anni le teorie organizzative della gestione dell’errore hanno cambiato e sviluppato la percezione delle aziende verso l’errore .

                                  Frese e Keith affermano che ogni organizzazione si confronta con l’errore. Molti errori sono corretti facilmente, ma alcuni portano a conseguenze negative. A volte le organizzazioni focalizzano le strategie sulla prevenzione dell’errore come singola strategia  per gestirlo. La prevenzione dell’errore necessita di essere implementata dalla gestione dell’errore, un approccio diretto all’effettiva gestione dopo che è accaduto, grazie ad azioni dirette di rapido rilevamento dell’errore e gestione del danno con l’obiettivo di minimizzare gli effetti negativi, quali ad esempio gli errori a cascata e massimizzare le possibilità di avere dei vantaggi dall’errore come ad esempio l’apprendimento, l’aumento delle successive performance  e dell’innovazione.

                                  Ha senso allora ricordare a cosa servono gli errori a noi esseri umani e ribadire e strutturare forme di apprendimento e formazione  basate sull’analisi dell’errore, visto che le ricerche sull’apprendimento  mostrano quanto l’apprendimento stesso sia duraturo e profondo quando si basa sulla possibilità di sperimentare, anche solo in simulazione, l’errore.

                                  Quando si parla di ruoli influenzati e di sviluppo di ruoli influenzanti, una organizzazione che voglia sviluppare la cultura dell’errore, dovrebbe farsi domande del tipo: “ nei miei manager o futuri tali, come risuona internamente il concetto di errore?”  Perchè da questo dipenderà come viene trasmesso ai collaboratori il sentimento di poter sbagliare e da questo dipenderà il loro comportamento di fronte all’inevitabile errore proprio o dei collaboratori.

                                  Un’altra domanda interessante che ci si può porre è: “ come posso far convergere la cultura dell’errore della mia organizzazione con quella delle persone che la compongono?”

                                  L’Organizzazione può incrementare uno stile di formazione che preveda la sperimentazione dell’errore. E per i ruoli influenzanti, oltre alla formazione, strumenti  più sottili e individuali che siano in grado di agire in modo diretto o indiretto e soprattutto rapido sulle Credenze delle persone quali  percorsi di coaching e consulenziali.

                                  Questi strumenti hanno la capacità di aiutare la persone ad allineare i propri valori interni verso quelli dell’organizzazione, limando caratteristiche interne che potrebbero risultare limitanti o bloccanti.

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                                  Per saperne di più, ascolta il podcast  n.4 del corso “dalla Leadership alla relazione influenzante sull’error managment”

                                  Fonti: Action Errors, Error Management, and Learning in Organizations
                                  Article in Annual Review of Psychology · September 2014

                                  Leadership al femminile: i costrutti autosabotatori della carriera.

                                  Nei precedenti due articoli sulla leadership al femminile (Leadership al femminile: i 3 tratti distintivi delle donne Top Manager e Leadership al femminile: i 5 driver delle donne Top Manager) ho parlato delle caratteristiche che possono favorire le donne nella loro ascesa nella C-Suite e di cosa potrebbero fare le organizzazioni per costruire dei percorsi di maggior visibilità per le donne che possono aumentare la loro responsabilità in azienda.

                                  In quest’ultimo articolo sulla leadership al femminile voglio scrivere su alcuni punti sui quali le donne stesse hanno bisogno di lavorare perché sono limitanti nell’agire una leadership influenzante e che, al contempo, sono molto frequenti nel genere femminile.

                                  In particolare, mi voglio soffermare su due questioni che, una volta risolte, possono sostenere le donne nell’espressione delle loro potenzialità.

                                  La prima: per navigare nei ruoli di leadership, le donne devono resistere all’inclinazione di essere eccessivamente autosufficienti. Devono creare una rete strategica, perché senza quelle relazioni, non avranno influenza sulle cose che contano per loro.

                                  La seconda: i risultati non parlano da soli; è necessario comunicarli in un certo modo per far sì che le persone li vedano, dare loro un packaging. Le donne, cioè, dovrebbero cercare non solo sfide difficili, ma anche “alta visibilità”.

                                  Diventa necessario un lavoro trasformativo sulle credenze che incidono sulla self efficacy e sull’autostima. Credenze in merito alle modalità in cui si raggiungono i risultati, alla comunicazione persuasiva, alla visibilità e ai ruoli reciproci…

                                  A volte i nostri belief sono formulati in modo da trasformarsi in schemi cognitivi non funzionali. Questi schemi possono essere classificati in trappole e scelte limitate.

                                  Le trappole (o circoli viziosi) sono quelle cose da cui non riusciamo a fuggire. Mi spiego: certi modi di pensare e agire tendono a farci cadere in una trappola, in un ‘circolo vizioso’ che porta a peggiorare le cose invece che a migliorarle, indipendentemente da quanto ci impegniamo. Cercando di fare i conti con la nostra insoddisfazione, pensiamo e agiamo in modi che tendono a confermare il nostro star male.

                                  Le scelte limitate, invece, possono essere descritte come dilemmi o/o oppure se/allora. Spesso ci comportiamo in una determinata maniera, anche se non siamo felici di farlo, perchè non vediamo o non conosciamo delle alternative.

                                  Degli esempi di “scelta limitata” di genere femminile possono essere: “se devo dare visibilità ai risultati che porto, allora significa che i miei risultati non sono così buoni da parlare da soli” oppure “se dò visibilità ai miei risultati, allora sono una persona a cui piace pavoneggiarsi”.

                                  Naturalmente, questi tipi di schemi bloccano la persona in un percorso di crescita verso ruoli influenzanti.

                                  Quello che voglio dire è che le donne negli ultimi anni sono diventate abili nel lottare contro gli stereotipi di genere ma hanno ancora bisogno di vincere alcuni loro pensieri sabotatori.

                                  Le aziende illuminate, perciò, possono operare per creare spazi e strumenti di sviluppo per favorire nelle future leader una consapevolezza profonda dei loro schemi non funzionali, per facilitare un lavoro trasformativo su loro stesse.

                                  E questo consentirà un maggior accesso a ruoli di potere da parte delle donne.

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                                  Di leadership al femminile parlo anche in questo podcast.

                                  International Coaching Week dal 29 aprile al 5 maggio 2019

                                  Durante la International Coaching Week 2019 (29 aprile – 5 maggio), la International Coach Federation (ICF) invita tutte le persone e le organizzazioni di tutto il mondo a partecipare alla “Experience Coaching”, iniziativa avviata nel 1999 dal Coach ICF Jerri N. Udelson, MCC.

                                  La International Coaching Week ha lo scopo di diffondere il valore che si genera lavorando con un Coach ICF e riconoscere i risultati ed i benefici del processo di coaching.

                                  Quest’anno Logosme partecipa alla International Coaching Week di ICF mettendo  disposizione due Coach (in ufficio o via skype) per offrire informazioni su che cos’è il coaching e come funziona: vieni a scoprire che cos’è il coaching e il career coaching.

                                  Sei alla ricerca di una crescita manageriale e hai bisogno di definire un piano d’azione per ottenerla?
                                  Ti trovi in un momento di transizione professionale (cambio di ruolo, di azienda, passaggio alla libera professione) e desideri trovare le modalità più efficaci per affrontare il passaggio?
                                  Stai studiando e vuoi comprendere quale può essere il percorso professionale più allineato a te?

                                  Marta Trevisan riceverà Martedì 30 aprile dalle 17,00 alle 19,00 e Venerdì 3 maggio dalle 16,00 alle 20,00
                                  Monia Di Tommaso Lunedì 29 aprile dalle 16,00 alle 20,00 e Giovedì 2 maggio dalle 9,00 alle 13,00

                                  Prendi un appuntamento scrivendo entro il 26 aprile 2019 a info@logosme.it oppure compilando il modulo di contatto che trovi in fondo a questa pagina.

                                  Potere della persona o potere del ruolo.

                                  Cosa determina la possibilità, per chi agisce un ruolo influenzante in azienda, di essere davvero autentico nei confronti di sé e dei collaboratori?

                                  Ad ognuno di noi è capitato almeno una volta nella vita di dire frasi come: “il capo sono io” oppure “il più forte sono io” e ha sentito, che era proprio in quei momenti che il proprio potere era messo in discussione. E allora ci si aggrappa al ruolo, allo status.

                                  Ci sono delle frasi che diciamo quando abbiamo paura. Per ognuna di queste frasi dette all’altro, mille e più ne abbiamo dette a noi stessi per convincerci, rassicurarci e legittimarci.

                                  Verrebbe allora da pensare che è il ruolo a dare potere alla persona che lo agisce.

                                  Ma chi sa influenzare, ovvero dare impronta e direzione all’agire dei collaboratori ispirandoli verso una meta, sa che può affidarsi al proprio potere personale e non al ruolo. Perché è il potere personale che riverbera nel ruolo e che ne dà potere e credibilità.

                                  Cosa c’è dietro al “potere personale” e al sentirsi legittimati all’agirlo?

                                  Perché il potere personale non è una dote acquisita per nascita, come uno stemma araldico. È una consapevolezza profonda che attiene ai costrutti della persona che agisce il ruolo e non è una condizione statica.

                                  Come ogni condizione che attiene all’essere umano, il potere personale risente sia delle esperienze di vita che la persona ha avuto quando si è cimentato nell’agire il potere, sia del vissuto nel quale persona si trova in quel preciso momento.

                                  Non solo il momento lavorativo, ad esempio l’arrivo di un nuovo membro nel team che perturba gli equilibri, una protratta difficoltà nel raggiungimento degli obiettivi affidati, ma anche quello extra-lavorativo, come l’arrivo di un bambino o un lutto o una separazione.

                                  Noi di Logosme crediamo che per sviluppare e cambiare le persone in azienda bisogna lavorare sulla Persona che agisce quel ruolo, e partire da lì per creare un cambiamento strutturale e duraturo e non puramente estetico e transitorio.

                                  Un modello teorico interessante che aiuta a comprendere come, quello che noi crediamo in merito al potere e all’esprimere il potere influenza il nostro agire, è quello dei costrutti personali.

                                  E. Kelly è il fondatore della psicologia dei costrutti personali e definisce i costrutti come le dimensioni semantiche con cui la persona interpreta la realtà” delle lenti colorate attraverso cui guarda il mondo.

                                  La realtà non è una cosa che ognuno ha già in sé, ma è costruita dal soggetto via via che viene conosciuta”.

                                   I costrutti hanno una connotazione dicotomica e ci spiegano molto di come funzioniamo.

                                  Prendiamo ad esempio un tipico costrutto legato al potere come quello di “manifestare e agire il potere”.  Quando questo costrutto ha per la persona una valenza positiva, sarà legato a parole come guida, forza, responsabilità. Se invece ha una valenza negativa sarà correlato a contenuti quali imposizione, disuguaglianza, autorità, prevaricazione.

                                   Non è infrequente riscontrare questo tipo di valenza del costrutto nelle donne che si accingono ad un percorso di carriera. Vanno verso l’agire il loro potere ma in qualche modo si sentono imbrigliate nel fare il salto verso la managerialità.

                                  In sintesi chi ha il costrutto dell’esercitare il potere come elemento positivo, sentirà che può guidare i collaboratori, che può affermare con determinazione il proprio pensiero, che il suo contributo incide sulle scelte strategiche, anche se in contrasto con quelle di altri.

                                  Sentirà che questa è una cosa giusta per lui, per gli altri e lo farà stare bene, aumentando la sua autostima.

                                  Chi sente di avere potere personale non ha bisogno che gli venga formalmente riconosciuto un ruolo per agire in modo influenzante. Semplicemente lo fa, agisce la sua potenza in qualsiasi ruolo egli agisca.

                                   

                                  Per una trattazione più approfondita dell’argomento, ascolta il podcast sul potere cliccando qui Corso “Dalla Leadership alla Relazione Influenzante” Potere

                                  Fonti

                                  “La Psicologia dei costrutti personali” di G.A. Kelly, ed. Raffaello Cortina.

                                   

                                  Leadership al femminile: i 5 driver delle donne Top Manager

                                  Nel precedente articolo sulla leadership al femminile (i tratti delle donne della C-Suite ) ho fatto riferimento a quali sono le caratteristiche personali che distinguono le donne Top Manager dai loro colleghi maschi.

                                  In questo contributo, voglio parlare di quali sono le motivazioni che guidano le donne che ricoprono i ruoli di maggior potere nelle aziende secondo la ricerca del Korn Ferry Institute.

                                  Lo studio ha indagato le motivazioni di 57 donne CEO e le ha messe a confronto con quelle dei loro corrispettivi maschili. I tipi di driver che sono emersi in entrambi i generi sono: work/life balance, collaborazione, potere, sfida, struttura ed indipendenza.

                                  Le donne sono decisamente attratte dalla sfida, meno interessate dalla competizione

                                  Il dato che emerge in modo chiaro e lampante è che le donne sono decisamente attratte dalla sfida (il driver ha ricevuto il maggior punteggio rispetto agli altri) ma non sono motivate dalla competizione. Mi spiego meglio: in questa ricerca, la dimensione “sfida” riflette il grado in cui gli individui sono motivati dalla realizzazione di risultati in situazioni in cui sono presenti degli ostacoli e non tanto il bisogno di vincere contro gli altri (competizione).

                                  Inoltre, le donne mostrano un bassissimo punteggio nella dimensione “struttura”, cioè il desiderio di stabilità e prevedibilità nel loro lavoro.

                                  Cosa significano questi due punteggi messi insieme? Che le donne Top Manager sono profondamente demotivate da lavori prevedibili, decisamente desiderose di varietà e di avere possibilità di affrontare nuovi problemi.

                                  Le donne ricercano indipendenza, bilanciata con la collaborazione

                                  La ricerca ha anche messo in luce alti punteggi nel driver “indipendenza”, che generalmente riflette un’inclinazione di tipo imprenditoriale e un forte desiderio di perseguire la propria visione. Le donne intervistate, cioè, dichiaravano di trovare molto più soddisfacente definire il proprio programma più che eseguire con successo una strategia predefinita.

                                  E’ emerso, però, anche che le donne CEO manifestano un alto punteggio in “collaborazione”, fattore che consente loro di bilanciare l’indole indipendente e perciò di costruire e guidare team, creare consenso e condividere responsabilità.

                                  Qui però possiamo vedere anche un punto di attenzione. Quelle che diventano eccessivamente autonome nel loro lavoro possono trovarsi più tardi senza supporto, prive di un network o di sponsor che possono sostenerle nel diventare Top Manager, CEO o nel mantenere il ruolo.

                                  Questi dati portano ad una riflessione interessante: per quale motivo le donne Top Manager intervistate posseggono un così grande desiderio di sfida? Forse questo dato ci parla delle barriere con cui queste donne hanno avuto a che fare per poter arrivare ad un ruolo di potere?

                                  Le donne sono motivate dallo scopo e dal creare una cultura positiva

                                  In questo studio, i ricercatori hanno chiesto alle 57 Top Manager perché volessero diventare CEO e di quali risultati erano più orgogliose. Nel 68% delle risposte, queste donne hanno detto che erano state motivate dal senso di scopo:

                                  “Pensavo che la mia azienda potesse avere un positivo impatto sulla sua comunità, i suoi dipendenti o il mondo intorno a loro”.

                                  Scopo e missione erano centrali nei loro messaggi come leader e lavorare per creare una cultura più positiva era uno dei principali modi in cui queste donne hanno raggiunto gli obiettivi nelle loro aziende. Nel 23% delle interviste, le CEO lo hanno indicato che la creazione di una cultura positiva è stato uno dei più successi più importanti.

                                  Le donne sono più motivate (degli uomini) dal work/life balance

                                  La storia di tutte le Top Manager intervistate mostra che nessuna di loro si sia mai defilata dal lavoro o che abbia cercato delle scorciatoie per fare carriera. Tuttavia, hanno espresso, in media, un maggior desiderio di work/life balance rispetto ai CEO uomini.

                                  Nelle interviste queste donne sottolineavano che una vita familiare in salute e supportiva era stata cruciale per poter esprimere appieno il loro potenziale e per poter ricoprire ruoli di grande responsabilità. Essere CEO, riconoscono, non è un lavoro individuale: il partner del Top Manager deve essere allineato con la carriera dell’altro, e questo indipendentemente se nella C-Cuite è presente l’uomo o la donna della coppia matrimoniale. Dalle interviste è emerso che i mariti di queste CEO donne spesso si sono assunti una primaria responsabilità dal punto di vista domestico, gestendo la cura dei bambini, la casa e le relazioni con chi supporta la famiglia nella vita quotidiana.

                                  Cosa possiamo imparare sulla leadership al femminile da questi risultati?

                                  Dal punto di vista delle organizzazioni, questi dati suggeriscono che le aziende hanno bisogno di ricalibrare il modo in cui riconoscere l’ambizione alla crescita negli individui. In particolare, il desiderio di successo delle donne può non manifestarsi con una scalata aziendale o con un grande ingaggio per una promozione, ma, ad esempio dal bisogno di vincere delle sfide, di raggiungere risultati nonostante l’incertezza e di portare una cultura positiva. Ad oggi, spesso il modo di valutare l’ambizione delle persone in azienda si basa sulla disponibilità ad accettare promozioni di carriera, indipendentemente dalla cornice di senso che, in genere, le donne ricercano in un ruolo. Così se le donne esitano nell’accettare una promozione, le organizzazioni possono interpretare questo comportamento come uno scarso interesse a diventare Top Manager.

                                  Dal punto di vista delle donne che vogliono crescere, questa ricerca ci dice che per navigare nei ruoli di leadership, le donne devono resistere all’inclinazione ad essere eccessivamente autosufficienti (indole osservabile nel “lavorare a testa bassa). E’ necessario creare una rete strategica, perché senza quelle relazioni, non avranno influenza sulle cose che contano per loro.

                                  E’ cruciale per le donne, inoltre, avere delle conversazioni trasparenti e assertive con il proprio partner in modo da trovare un equilibrio armonico rispetto alla realizzazione delle aspettative di carriera di ognuno dei due e per condividere scelte operative nella gestione della vita quotidiana e della cura dei figli.

                                  Nel prossimo articolo sulla leadership al femminile parlerò delle credenze e dei costrutti tipici delle donne che possono limitarle nel loro percorso di carriera in azienda.

                                  Fonti

                                  https://www.kornferry.com/

                                  Leadership al femminile: i 3 tratti distintivi delle donne Top Manager

                                  Di recente ho riletto un articolo sulla ricerca che il Korn Ferry Institute ha condotto nel 2017 su 57 donne CEO per comprendere meglio la leadership al femminile.

                                  L’obiettivo era individuare i tratti, le motivazioni e le competenze distintive delle donne che ricoprono i maggiori ruoli di leadership in grandi aziende. I risultati che ne escono sono illuminanti per le donne che si trovano già in un percorso di carriera con dei ruoli di leadership, per le giovani che stanno scegliendo il loro percorso accademico o stanno muovendo i primi passi nel mondo del lavoro e per le organizzazioni che vogliono adottare policy e procedure di gestione delle persone più al passo con i tempi.

                                  Grazie alla somministrazione di un assessment psicometrico, è stato possibile mettere a confronto i punteggi delle donne CEO con quelli del benchmark maschile.

                                  Le donne e gli uomini del campione preso in considerazione hanno entrambi alti punteggi sulle dimensioni di adattabilità, curiosità, assunzione di rischi, tolleranza dell’incertezza, ottimismo, assertività, influenza, need for achievement e persistenza.

                                  Le dimensioni, invece, sulle quali le donne si distinguono dai colleghi uomini sono la credibilità, la self-confidence, l’umiltà,

                                  Per quanto attiene al punteggio sulla “credibilità”, i ricercatori sottolineano che, nonostante, in genere, con credibilità si intenda “agire in modo coerente con le dichiarazioni”, in questo caso il test somministrato misurava una dimensione che può essere ben rappresentata con la metafora “essere un buon soldatino”; perciò, i punteggi più bassi nelle donne che negli uomini su questo tratto  possono essere interpretati come una maggior propensione delle donne leader ad agire in modo inaspettato e sorprendente più che a non essere affidabili – caratteristica naturalmente connotata in modo negativo (le interviste strutturate alle CEO, hanno infatti, supportato questa tesi).

                                  E’ interessante anche la relazione che si crea fra la dimensione dell’umiltà e della self confidence .Nello specifico, le donne CEO sono risultate più orientate, rispetto agli uomini, alla collaborazione e al riconoscimento degli altri nel contrbuto al loro successo e sono meno confidenti in sé a confronto del benchmark maschile: queste due caratteristiche, lette insieme, parlano di quanto le donne sentano, meno dei colleghi uomini, il bisogno di tenere tutto sotto controllo e di considerarsi come le uniche capaci di poter incidere in modo efficace per il raggiungimento dei risultati attesi.

                                  Quindi, ciò che emerge è che nonostante la fiducia in sé sia importante, l’averla equilibrata con altrettanti alti livelli di umiltà non sembra aver danneggiato le carriere di queste donne CEO.

                                  Nel prossimo articolo sulla leadership al femminile parlerò dei 5 driver che guidano le donne Top Manager.

                                  Fonti

                                  https://www.kornferry.com/

                                   

                                  EQ Cafè – Motivazione

                                  Cosa significa essere “motivati”? È possibile motivare noi stessi e motivare gli altri? Come? Quale ruolo giocano le emozioni nell’alimentare la nostra energia?

                                  Partecipa al primo “EQ Café” del 2019 per esplorare insieme le risposte a queste importanti domande su come creiamo l’energia per necessaria per realizzare i nostri obiettivi.
                                  Gli EQ Café sono laboratori divertenti per persone curiose che vogliono saperne di più sull’intelligenza emotiva per connettersi e imparare insieme.

                                  In questo Café scopriremo:
                                  ● Cos’è la “motivazione” e cosa non è
                                  ● Strategie per aumentare la motivazione, basate sulle ricerche
                                  ● In che modo le emozioni e l’intelligenza emotiva ci aiutano ad alimentare la nostra energia e quella degli altri

                                  Chi: Chiunque sia interessato a conoscere e praticare l’Intelligenza Emotiva – un set di competenze misurabili e scientificamente validate di cui tutti noi abbiamo bisogno per crescere
                                  Cosa: Laboratorio gratuito interattivo
                                  Quando: sabato 6 aprile 2019 dalle 10 alle 12
                                  Dove: Logosme, via Marconi 166/2, Casalecchio di RenoCome: Prenotare un posto su Eventbrite entro il 29 marzo 2019 (posti limitati) https://www.eventbrite.com/e/biglietti-eq-cafe-motivazione-casalecchio-di-reno-56330788906

                                  Il laboratorio sarà condotto da Marta Trevisan, Psicologa e Coach certificata EQAssessor con SixSeconds.

                                   

                                  Logosme è sponsor di NOBILITA Festival – Il lavoro raccontato SENZA FILTRO.

                                  Il 21, 22 e 23 marzo a Bologna si terrà la seconda edizione di Nobilita Festival, il festival del lavoro organizzato da Fior di Risorse – Persone Maiuscole: la business community che nel 2008 nasce come gruppo sulla piattaforma LinkedIn con l’intento di promuovere relazioni aggregando Persone e Imprese che operano nel Centro Italia e, dal 2015, anche a Milano.

                                  Siamo felici di supportare iniziative di questo tipo, nelle quali viene data rilevanza alle persone all’interno delle organizzazioni.

                                  “Ma dove vanno i marinai?”: leadership e futuro emergente

                                  “Ma Come Fanno i Marinai
                                  a riconoscere le stelle
                                  sempre uguali sempre quelle
                                  all’Equatore e al Polo Nord”

                                   

                                  Le parole poetiche di Dalla risuonano nella mia testa mentre mi interrogo su quali siano le qualità che possono rendere una persona capace di navigare il mare e di condurre una squadra verso una meta, magari difficile da raggiungere.  Vado a rileggere uno studio condotto dal Korn Ferry Institute: ben 3 delle prime 4 competenze necessarie per i futuri top manager sono più legate alle relazioni fra persone che all’analizzare e interpretare dati, eventi o situazioni economico/politiche.

                                  Le competenze necessarie per i futuri top manager sono: visione strategica, saper allineare l’execution alla visione, saper ispirare, e sapere assicurare che le persone siano “accountable”.

                                  Non si tratta di considerare le capacità più tipicamente legate alla sfera del pensiero e razionale come irrilevanti o poco importanti, ma di abbracciare il fatto che esse siano sì necessarie, indispensabili, ma non sufficienti per condurre con successo un’azienda.

                                  Vivere in un’epoca segnata dall’aumento esponenziale dell’utilizzo delle tecnologie a supporto della comunicazione e dell’organizzazione del lavoro fonda, in un modo ancor più solido, la convinzione che per portare risultati di business sia vitale avere accesso alle componenti più tipicamente relazionali del ruolo di leader.

                                  E’ necessario potenziare la sfera relativa alle capacità di influenzamento degli altri, identificati non solo con i collaboratori, ma anche con i colleghi, i superiori e gli stakeholder in genere.

                                  A questo proposito, qualche tempo fa ho letto un interessante articolo pubblicato da ilsole24 ore intitolato “Caro manager narciso e prevaricatore, il prossimo robot è per te”.

                                  Lì si faceva riferimento ad una startup che si chiama B12 in cui gli operatori in carne ed ossa (designer, copywriter e client manager) sono coordinati da un robot! Al posto dei manager c’è un software che coordina decine di lavoratori. Il software identifica le persone disponibili in quel momento e più adatte per quel tipo di progetto, infine crea anche una gerarchia tra i diversi lavoratori per permettere a loro di dare e ricevere feedback.

                                  Che cosa significherà, perciò, essere leader nel futuro?

                                  Che cosa si intenderà con la frase “avere un ruolo di leadership” se la componente più connessa alla gestione dei carichi di lavoro e l’affidamento dei compiti (cha ad oggi costituisce un’importante fetta della job description dei capi) diventerà automatizzata? E ad oggi, in cui ci troviamo in una situazione nella quale non si è ancora definitivamente realizzato quello che Otto Sharmer definisce “il futuro emergente”, che cosa distingue un capo, da un leader, da un influenzatore?

                                  Oggi ha sempre meno senso parlare di leadership in termini tradizionali e diventa sempre più strategico parlare di influenzamento; in linea con il concetto di leadership diffusa che diventa lo stile di leadership fondante le organizzazioni Teal (di cui parla la nuova pietra miliare dell’organizzazione aziendale “reinventare le organizzazioni” di Fredric Laloux).

                                  Come scrivono gli autori di The Leadership Challenge “la leadership è una relazione tra colui che aspira ad essere leader e coloro che scelgono di seguirlo”.

                                  Il punto di vista di Logosme rispetto alla capacità delle persone di portare risultati di successo all’interno della vita organizzativa – in uno scenario che viene definito VUCA (caratterizzato, cioè da volatilità, incertezza, complessità e ambiguità) – parte dall’accento sulla consapevolezza personale rispetto al potere influenzante, passa dall’analisi dei ruoli reciproci e punta all’allineamento della visione con le azioni. In sostanza, un percorso che porta all’empowerment della leadership, attraverso l’agire in modo consapevole relazioni influenzanti.

                                   

                                  Fonti

                                  Teoria U, I fondamentali, C. Otto Scharmer

                                  Reinventare le organizzazioni, Frederic Laloux

                                  http://www.kornferry.com

                                  https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2018/06/06/caro-manager-robot/

                                   

                                  Logosme X Women – Leadership al femminile

                                  LogosmeXwoman-Leadeship al femmnile - Seminario Novembre 2018 - Casalecchio di Reno - Bologna

                                  28 novembre 2018, ore 19.00-21.00 Spazio Eco / dei Mille 26 / Casalecchio di Reno (BO)

                                  Un ciclo di seminari aperto a tutti, per conversare su tematiche legate al mondo delle donne nella vita privata e nel lavoro. Uno spazio di confronto per apprendere le potenzialità al femminile, fare network e ricaricarsi in un luogo accogliente, durante un aperitivo rigenerante.

                                  LEADERSHIP AL FEMMINILE

                                  Insieme parleremo della leadership declinata al femminile e di come
                                  possiamo guidare ed esercitare la capacità di influenzare gli altri, senza ricalcare il modo di essere leader degli uomini.

                                  CHI SIAMO

                                  Eliana Pellegrini Psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale.
                                  Marta Trevisan Psicologa del lavoro e coach con credenziali ACC di ICF.
                                  Logosme è un network professionale: ci occupiamo di psicologia, coaching
                                  e risorse umane, a Bologna, Casalecchio di Reno

                                  INFORMAZIONI E AGENDA DEGLI EVENTI

                                  Mercoledì 28 novembre 2018
                                  19.00 – 21.00
                                  Spazio Eco
                                  via dei Mille, 26
                                  Casalecchio di Reno (BO)

                                  I posti sono limitati, è
                                  gradita una gentile conferma entro il 23 novembre 2018.
                                  La quota di partecipazione è di 10 Euro.

                                  Contatti
                                  info@logosme.it
                                  www.logosme.it
                                  (+39) 327 5688672
                                  (+39) 347 8511426

                                  ABBIAMO GIÀ PARLATO DI...

                                  La comunicazione assertiva
                                  marzo 2018
                                  Spazio Eco Casalecchio di Reno (BO)
                                  Diciamo troppo spesso “sì” nel lavoro o nella nostra vita privata?
                                  Oppure siamo capaci di dire “no”, ma poi ci sentiamo in colpa?
                                  Parleremo di come possiamo trovare una via per essere ascoltate e per farci comprendere, rispettando il nostro valore, senza prevaricare quello delle altre persone.

                                  In relazione
                                  aprile 2018
                                  Spazio Eco Casalecchio di Reno (BO)
                                  Abbiamo relazioni importanti e profonde: in famiglia, con gli amici, in amore. Ci fanno stare bene o in alcuni momenti ci sentiamo sopraffatte  e frustrate? È possibile riequilibrare i nostri rapporti, per sentirci meglio nelle relazioni.

                                  Intelligenza emotiva
                                  maggio 2018
                                  Villa Edvige Garagnani / via A. Masini 11, Zola Predosa (BO)
                                  “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce” (B. Pascal). Parleremo di come possiamo integrare la razionalità con la sfera emotiva per fare scelte consapevoli, per gestire meglio le nostre relazioni e perseguire obiettivi eccellenti.

                                  In equilibrio: tra bisogni personali, vita e lavoro
                                  ottobre 2018
                                  Spazio Eco / via via dei Mille 26, Casalecchio di Reno (BO)
                                  Ognuna di noi si trova ad agire più ruoli nella medesima giornata: professionista, amica, compagna, moglie, mamma, me stessa… Ci alleneremo a trovare l’equilibrio fra le diverse sfere della nostra vita, per navigare verso maggiore benessere e soddisfazione.

                                  COMPRENDERE E SVILUPPARE LE POTENZIALITÀ AL FEMMINILE

                                  Informati e contattaci

                                  CONTATTACI

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                                    Logosme X Women – In equilibrio: tra bisogni personali, famiglia, lavoro

                                    24 ottobre 2018, ore 19.00-21.00 Spazio Eco / dei Mille 26 / Casalecchio di Reno (BO)

                                    Un ciclo di seminari aperto a tutti, per conversare su tematiche legate al mondo delle donne nella vita privata e nel lavoro. Uno spazio di confronto per apprendere le potenzialità al femminile, fare network e ricaricarsi in un luogo accogliente, durante un aperitivo rigenerante.

                                    IN EQUILIBRIO: TRA BISOGNI PERSONALI, VITA E LAVORO

                                    Ognuna di noi si trova ad agire più ruoli nella medesima giornata: professionista, amica, compagna, moglie, mamma, me stessa… Ci alleneremo a trovare l’equilibrio fra le diverse sfere della nostra vita, per navigare verso maggiore benessere e soddisfazione.

                                    CHI SIAMO

                                    Eliana Pellegrini Psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale.
                                    Marta Trevisan Psicologa del lavoro e coach con credenziali ACC di ICF.
                                    Logosme è un network professionale: ci occupiamo di psicologia, coaching
                                    e risorse umane, a Bologna, Casalecchio di Reno

                                    INFORMAZIONI E AGENDA DEGLI EVENTI

                                    Mercoledì 24 ottobre 2018
                                    19.00 – 21.00
                                    Spazio Eco
                                    via dei Mille, 26
                                    Casalecchio di Reno (BO)

                                    I posti sono limitati, è
                                    gradita una gentile conferma entro il 19 ottobre 2018.
                                    La quota di partecipazione è di 10 Euro.

                                    Contatti
                                    info@logosme.it
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                                    I PROSSIMI INCONTRI IN PROGRAMMA / 2018

                                    Leadership al femminile / novembre 2018
                                    Insieme parleremo della leadership declinata al femminile e di come
                                    possiamo guidare ed esercitare la capacità di influenzare gli altri, senza
                                    ricalcare il modo di essere leader degli uomini.

                                    ABBIAMO GIÀ PARLATO DI...

                                    La comunicazione assertiva
                                    marzo 2018
                                    Spazio Eco Casalecchio di Reno (BO)
                                    Diciamo troppo spesso “sì” nel lavoro o nella nostra vita privata?
                                    Oppure siamo capaci di dire “no”, ma poi ci sentiamo in colpa?
                                    Parleremo di come possiamo trovare una via per essere ascoltate e per farci comprendere, rispettando il nostro valore, senza prevaricare quello delle altre persone.

                                    In relazione
                                    aprile 2018
                                    Spazio Eco Casalecchio di Reno (BO)
                                    Abbiamo relazioni importanti e profonde: in famiglia, con gli amici, in amore. Ci fanno stare bene o in alcuni momenti ci sentiamo sopraffatte  e frustrate? È possibile riequilibrare i nostri rapporti, per sentirci meglio nelle relazioni.

                                    Intelligenza emotiva
                                    maggio 2018
                                    Villa Edvige Garagnani / via A. Masini 11, Zola Predosa (BO)
                                    “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce” (B. Pascal). Parleremo di come possiamo integrare la razionalità con la sfera emotiva per fare scelte consapevoli, per gestire meglio le nostre relazioni e perseguire obiettivi eccellenti.

                                    COMPRENDERE E SVILUPPARE LE POTENZIALITÀ AL FEMMINILE

                                    Informati e contattaci

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                                      Logosme X Women – Intelligenza emotiva – Maggio 2018

                                      23 maggio 2018, ore 18.30-20.30 Villa Edvige Garagnani / via A. Masini 11, Zola Predosa (BO)

                                      Un ciclo di seminari aperto a tutti, per conversare su tematiche legate al mondo delle donne nella vita privata e nel lavoro. Uno spazio di confronto per apprendere le potenzialità al femminile, fare network e ricaricarsi in un luogo accogliente, durante un aperitivo rigenerante.

                                      INTELLIGENZA EMOTIVA

                                      “Il cuore ha le sue ragioni che la ragione non conosce” (B. Pascal). Parleremo di come possiamo integrare la razionalità con la sfera emotiva per fare scelte consapevoli, per gestire meglio le nostre relazioni e perseguire obiettivi eccellenti.

                                      CHI SIAMO

                                      Eliana Pellegrini Psicologa e psicoterapeuta cognitivo comportamentale.
                                      Marta Trevisan Psicologa del lavoro e coach con credenziali ACC di ICF.
                                      Logosme è un network professionale: ci occupiamo di psicologia, coaching
                                      e risorse umane, a Bologna, Casalecchio di Reno

                                      INFORMAZIONI E AGENDA DEGLI EVENTI

                                      Mercoledì 23 maggio 2018
                                      18.30 – 20.30
                                      Villa Edvige Garagnani
                                      via A. Masini, 11
                                      Zola Predosa (BO)

                                      I posti sono limitati, è
                                      gradita una gentile conferma entro il 18 maggio 2018.
                                      La quota di partecipazione è di 10 Euro.

                                      Contatti
                                      info@logosme.it
                                      www.logosme.it
                                      (+39) 327 5688672
                                      (+39) 347 8511426

                                      I PROSSIMI INCONTRI IN PROGRAMMA / 2018

                                      In equilibrio: tra bisogni personali, famiglia, lavoro / ottobre 2018
                                      Ognuno di noi si trova ad agire più ruoli nella stessa giornata
                                      (professionista, amica, compagna, moglie, mamma, me stessa):
                                      parleremo della ricerca dell’equilibrio fra le diverse sfere della nostra vita
                                      e di come ci può portare benessere e soddisfazione.

                                      Leadership al femminile / novembre 2018
                                      Insieme parleremo della leadership declinata al femminile e di come
                                      possiamo guidare ed esercitare la capacità di influenzare gli altri, senza
                                      ricalcare il modo di essere leader degli uomini.

                                      ABBIAMO GIÀ PARLATO DI...

                                      La comunicazione assertiva
                                      marzo 2018
                                      Spazio Eco Casalecchio di Reno (BO)
                                      Diciamo troppo spesso “sì” nel lavoro o nella nostra vita privata?
                                      Oppure siamo capaci di dire “no”, ma poi ci sentiamo in colpa?
                                      Parleremo di come possiamo trovare una via per essere ascoltate e per farci comprendere, rispettando il nostro valore, senza prevaricare quello delle altre persone.

                                      In relazione
                                      aprile 2018
                                      Spazio Eco Casalecchio di Reno (BO)
                                      Abbiamo relazioni importanti e profonde: in famiglia, con gli amici, in amore. Ci fanno stare bene o in alcuni momenti ci sentiamo sopraffatte  e frustrate? È possibile riequilibrare i nostri rapporti, per sentirci meglio nelle relazioni.

                                      COMPRENDERE E SVILUPPARE LE POTENZIALITÀ AL FEMMINILE

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