Come liberarsi dai sensi di colpa per vivere felici: Il senso di colpa della morale

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Nel primo articolo della trilogia del senso di colpa, ci siamo occupati di comprendere il meccanismo e individuare strategie per disinnescare il senso di colpa derivato dal sentire di aver procurato un danno ad un’altra persona. E se invece sentiamo di aver violato una norma morale o religiosa?

” Non sono stato altruista. Sono stato una cattiva persona…”

A differenza del senso di colpa del danno, in questo caso manca la vittima e gli effetti derivanti dalla violazione potrebbero essere paradossalmente positivi eppure, come nel precedente senso di colpa, si attiva il guardiano indesiderato  che ci ricorda la nostra trasgressione,  impedendo al ricordo l’oblio e spingendo affinchè  si attivi una espiazione morale che riconsolidi il nostro sistema di valori.

Al senso di colpa della morale si lega anche il senso di colpa dell’aver trasgredito a un dovere che ci eravamo imposti:

  “devo studiare, devo lavorare e invece non l’ho fatto”

Spesso i pensieri successivi a queste affermazion interne riguardano le previsioni catastrofiche rispetto a quanto accadrà come conseguenza alla nostra mancanza.

La religione contempla il perdono e le vie per arrivare al perdono.

Ma noi stessi, siamo in grado di perdonarci? O a volte riteniamo ogni nostra  minima violazione così grave che  ci riteniamo senza possibilità di riparazione e salvezza?

Perchè quando non diamo a noi stessi la possibilità del perdono, di ammettere che  anche se trasgrediamo ad alcuni dei nostri doveri, questo non avrà delle conseguenze catastrofiche, ci troviamo ingabbiati nella trappola del perfezionismo e delle esasperate richieste a noi stessi.

[content_band bg_color=”#3b6e8f” border=”all”] [container style=”color:#fff;padding-top:40px”] COSA POSSIAMO FARE PER DISINNESCARE UN  ECCESSIVO  SENSO DI COLPA DELLA MORALE[/container] [/content_band]

  • Rivedere il  sistema di regole morali. Il mio sistema di norme e valori è una bussola che mi orienta nella vita e nel rapporto con  gli altri, o assomiglia di più ad  un sistema di costrizioni rigide che mi impediscono ogni tipo di spontaneità e flessibilità e mi ingabbiano nel senso di colpa perenne?
  • Ridimensionare la gravità della violazione. Davvero è una violazione così grave? Posso provare ad individuare una gradazione di gravità nelle violazioni?
  • Ridimensionare la gravità delle conseguenze. Davvero tutte le mie previsioni negative sono realistiche? Scomponendo  il problema in varie parti e valutando  le diverse soluzioni, ci sono  alternative non catastrofiche?
  • Abbassare le pretese su sé stessi. Più l’obiettivo o gli obiettivi sono alti più mi sentirò di valere, ma davvero valgo solo se ottengo tutto e alla perfezione? Posso accettare su alcuni obiettivi di ottenere risultati non eccellenti?
  • Accettare di aver  violato una norma morale.  Aver trasgredito a una norma fa davvero di me una brutta persona o solo una persona che come tutte a volte commette errori?

Provate a dare risposta a queste domande.  Funziona!

Nel prossimo articolo ci occuperemo di capire e disinnescare il secondo:  il senso di colpa del pensiero.

Dott.ssa Eliana Pellegrini

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