Vergogna. L’emozione silenziosa che accompagna la depressione

In un colloquio psicologico la comprensione e gestione delle emozioni, è un nodo importante del percorso verso l’acquisizione di un nuovo equilibrio e benessere, soprattutto quando sono di difficile gestione e accettazione come la vergogna.

Affermazioni del genere sono tipiche:

“Sa dottoressa, mi sono sentito morire, mi vergogno di me.”

“Ma cosa ha provato nello specifico?”

“Non lo so con precisione, un fastidio fisico, un calore, poi freddo. Dolore e disagio. Non so bene”

IL PENSIERO DI CHI SI VERGOGNA

la vergogna non è il pudore, dove c’è una tendenza a non mostrare la propria sfera intima sia essa fisica e psichica. La vergogna non è l’imbarazzo, che si ha quando ci si espone allo sguardo altrui. La vergogna non è senso di colpa, dove la responsabilità resta circoscritta ad un evento o ad un comportamento.

La vergogna è legata al giudizio sul sé. Nasce dall’autovalutazione di un fallimento nel rispetto di regole, norme che riguardano il vivere comune e che espongono ad un giudizio da parte degli altri. E’ un’emozione complessa, negativa e dolorosa che coinvolge la persona rispetto alla propria inadeguatezza. Le culture della vergogna caratterizzano le piccole comunità, dove è più importante quello che pensano gli altri della persona di quello che la persona pensa di sé. In questo senso acquista connotati di emozione estetica e sociale.

” Che brutta figura, non sono stato in grado di accorgermi che non avrei dovuto alzare la voce in quel modo. Mi hanno guardato tutti, avranno pensato che ero un folle o un poveretto uscito da qualche borgo di periferia. Sarei voluto sprofondare, scomparire

COSA SUCCEDE NEL CORPO DI CHI SI VERGOGNA

Le attivazioni somatiche della vergogna sono spesso poco percepite. L’attivazione di rossore o ripiegamento posturale sono tipiche, ma spesso non si riesce ad esprimere con chiarezza cosa si provava o si sentiva in quella situazione di vergogna. Perchè la vergogna è un’emozione che blocca l’azione e prosciuga i pensieri.

Lo scopo della vergogna è quello di preservare l’immagine sociale, funzionale all’accettazione del gruppo. E’ infatti fondamentale che il gruppo percepisca l’emozione della vergogna perchè segnala agli altri la consapevolezza di aver agito in modo contrario alla norma condivisa. Agire o reagire potrebbe peggiorare le cose e allora ci si blocca, a volte restando esposti dalla vergogna al giudizio degli altri.

IN TERAPIA

La vergogna è un’emozione spesso presente negli stati depressivi. E’ un emozione che blocca, un ’emozione grigia che pone la persona ad essere primo giudice di sè stesso. Un giudice che ha già emesso la sentenza di non capacità, non adeguatezza, di fallimento. In questa accezione si lega anche ad una storia evolutiva caratterizzata da uno stile educativo ed affettivo freddo, criticista, svalutante.

Quando è legata a stati depressivi, riconoscere la vergogna legata all’essere e al senso di fallimento distinguendola dalla tristezza, aiuta a lavorare in terapia sul senso di efficacia e sulla cura di sè. Insieme, si avvia un processo di cura (inteso in termini affettivi e non medici) di quella parte sofferente schiacciata dalla certezza di inadeguatezza e di fallimento, che ha bisogno di essere sostenuta e appoggiata prima di essere consolata dalla tristezza.

Eliana Pellegrini

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